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MAGGIE'S FARM

SITO ITALIANO DEDICATO A BOB DYLAN

2016 Nobel Prize in Literature

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"THE BEATEN PATH"

the Dylan's painting and the real places

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Venerdì 31 Marzo 2017

Talkin' 10076 - miscio.tux

Caro Mr.Tambourine,
sono contento che Carla abbia apprezzato lo stralcio dell'intervista a Walcott e la ringrazio, è stata gentilissima. Naturalmente sono un semplice messaggero che riporta farina del sacco altrui, ma sto cercando di applicarmi per riuscire a intervistare direttamente Capitan Trinchetto come ha fatto Sir Eglamore. Mettendo da parte gli scherzi, vorrei aggiungere alcune riflessioni su quanto detto circa "Simple Twist of Fate". Se si compendiano le numerose varianti della canzone che troviamo su Maggiesfarm, su http://dylanchords.info/16_bott/simple_twist_of_fate.htm , e su http://www.dylyricus.com/search?q=Simple+Twist+of+Fate , e se si aggiunge che è molto probabile che ce ne siano altre, non riportate ancora da nessuno, viene l'idea che si tratti di una specie di flusso di coscienza, forse non terminato o interminabile. I due amanti “si fermarono in uno strano hotel con una luce al neon lampeggiante”, e l'hotel doveva essere ben strano dato che si trasforma in un “hotel in riva al fiume” (river side hotel) poi nelle versioni del 75, “rinnovato”, “ a buon mercato”, “piccolo” (renovated/cheap/little hotel). A volte passeggiano per Waterfront Street ai rintocchi delle campane, (Down Waterfront Street, by the tolling bell), per finire nel Grand Hotel (Wembley-7-7-84), nel Saint Claire Hotel (Bruxelles-7-6-84), nel Riverfront Hotel (Barcellona 28-6-84) e qui devono sgombrare entro le otto, ("Check out time's at eight") il che fa pensare ad un incontro fugace in un albergo a ore. Quasi quasi viene in mente il palazzo di Atlante (1). L'accostamento con Ariosto mi sembra intelligente e avrei voluto dire qualcosa di più, ma stasera siete graziati, l'abbiocco me lo impedisce. Nella versione del "Budokan" (1-3-1978 - http://www.maggiesfarm.eu/testiS/simpletwistoffatebudokan.htm ) troviamo la stessa frase della versione su disco,ma con la sostituzione di "lui" con "lei" (he/she, him/her):

She felt the heat of the night
Hit her like a freight train
Movin' with a simple twist of fate.
(Lei sentì il calore della notte/Investirla come un treno merci/Alla maniera di un semplice scherzo del destino.) I confini dell'identità personale sembrano offuscarsi, e i protagonisti vengono definiti più per la loro reciproca relazione che per le azioni che compiono. La cosa ancor più strabiliante è questa rivelazione del 30 Giugno 1981, a Londra:

He walked along through the city blocks
All the time he remembers Suze when she talks
Hunts for her by the waterfront docks where the sailors all roll in
Maybe he'll find her there once again, how long must he wait
One more time for a simple twist of fate
(Lui camminava tra gli isolati della città/Tutte le volte che la sentiva parlare si ricordava di Suze/La cerca sulle banchine di fronte al mare dove tutti i velieri fanno ritorno/Forse la troverà qui ancora una volta,ma quanto dovrà aspettare/una volta ancora il capriccio del destino.) Non sono riuscito a trovare questa registrazione, ma se fosse confermato il testo,”Lui si ricorda di Suze tutte le volte che sente parlare lei”, non sarebbe un gran complimento verso la propria amata, citare una vecchia fiamma. Bisogna però fare tesoro del monito di Dylan contenuto in un'intervista a Rolling Stone nel 1978:

[...quando la gente dice che “Sara” è stata scritta per “sua moglie Sara” - non deve necessariamente riguardare lei solo perchè capita che il nome di mia moglie sia Sara. In ogni modo, si trattava della Sara reale o della Sara nel sogno? Io ancora non lo so.] (citato in “The Bob Dylan Albums: A Critical Study” di Anthony Varesi p.130)

Che sia la Suze reale o quella del sogno, anche in questo caso potrebbero esserci molte donne in una. Ma c'è un'altra sorpresa, il 10 Giugno 2013 ( ripetuta anche negli anni seguenti, https://www.youtube.com/watch?v=NtU6TBtUzOA ):

He woke up and she was gone
He didn’t see nothing but the dawn
He got out of bed and put his shoes back on, and he pushed back the blinds
He found a note she’d left behind – what’d it say? It said, “You should have met me back in ’58.
We could have avoided this little simple twist of fate.”
(Lui si svegliò e lei se n'era andata/non vide niente tranne l'alba/Scese giù dal letto , si rimise le scarpe e spinse indietro le persiane/Trovò un biglietto che lei gli aveva lasciato - Cosa diceva? Diceva, "Avresti dovuto incontrarmi allora, nel 58/Avremmo potuto evitare questo insignificante scherzo del destino). Lei dice che si sarebbero dovuti incontrare nel 58, quando Dylan aveva 16 anni. Ci sarebbe stata un'altra storia e non quel semplice “scherzo del destino”. Quell'incontro avrebbe potuto cambiargli l'intera vita, magari farlo restare un negoziante di elettrodomestici, per fortuna, non è andata così.

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Orlando_furioso#Il_palazzo_incantato_di_Atlante

Ciao, Miscio.

Da anni sappiamo tutti che Simple è un "masterpiece in progress", la neverending song di Bob. Non ha molta importanza cercare di identificare una donna od un'altra, è una bellissima canzone d'amore, una storia quotidiama raccontata in modo incredibile.
E' anche vero che nel concerto del 30 Giugno 1981 alla Earls Court di Londra, a quanto ho potuto sapere attraverso ricerche, fu l'unica volta che fece il nome di una donna in questa canzone e nominò Suze, il verso era:

He walked along through the city blocks
I remember Suze and the way that she talked
Hunts for her by the waterfront docks where the sailors all roll in
Maybe he'll find her there once again, how long must he wait
One more time for a simple twist of fate

Suze aveva sposato nel 1972 l'italiano Enzo Bartoccioli e forse Bob aveva lasciato scappare Suze perchè troppo preso dalla sua carriera e dalla corsa verso il successo, e questo potrebbe avergli generato una specie di rimorso perchè probabilmente aveva davvero amato Suze, forse molto più di Joan Baez che in  fondo fu solo un viatico per la celebrità, e dal momento che Joan era un tipino accattivante e per niente male una storiella ci stava pure bene. Probabilmente la canzone, che è sempre in evoluzione, ha parlato negli anni di diverse donne mai citate per nome, ripeto, l'unica è stata Suze, probabilmente il cambio delle parole nella strofa dipendeva dagli umori di Bob in quei momenti e da quanto poteva essere preso dai ricordi del suo passato o dalla realtà del suo presente. E' una canzone che con piccole variazioni può adattarsi a qualunque relationship, ma di chi stia parlando Bob lo sa solo lui.

Per quanto concerne la frase “You should have met me back in ’58" potrebbe essere riferita a Echo Helstrom che Dylan conobbe nell' estate del 1957, una ragazza di Hibbing di origini finlandesi. Fu la sua prima "girlfriend" di una certa importanza. La loro relazione durò un anno. Potrebbe essere  Bonnie Beecher, nata Bonnie Jean Boettcher nel 1941 a Minneapolis, attrice abbastanza nota soprattutto per aver partecipato ad un episodio di Star Trek, o Lorna Sullivan, amica della Beecker, o Gretel Hoffman, studentessa della University of Minnesota che Dylan conobbe nel 57 ai tempi di Minneapolis.

Certamente in tutti questi anni ci saranno stati riferimenti ad altre donne, ma siccome è stato impossibile riportare tutte le versioni di questa canzone che Dylan ha cantato dal 1975 ad oggi, nessuno può saperne di più. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)
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Bob Dylan riceverà il premio Nobel nel week end                                      clicca qui

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Bob Dylan ritirerà il suo Nobel per la Letteratura                                       clicca qui

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Bob Dylan in Svezia: nel fine settimana la consegna del Nobel                clicca qui

 

 
Giovedì 30 Marzo 2017

Finita la Telenovela Nobel

L'abbiamo sempre saputo, o sempre immaginato, o semplicemente previsto, che la storiaccia fra Dylan e L'accademia di Svezia si sarebbe conclusa in questo modo. Dylan è Dylan, ma un Premio Nobel è un Premio Nobel, e 910.000 euri sono 910.000 euri. Non era difficile essere dei bravi oracoli, così la storia finirà in gloria.

Dylan ritirerà il suo premio Nobel e relativo appannaggio (a patto che faccia la sua "Nobel  Lecture" che può essere svolto in diversi modi, compresa una canzone, entro il 10 Giugno) prossimi giorni a Stoccolma, in occasione di due concerti che si terranno domani e dopo, 1 e 2 Aprile 2017 allo Stockholm Waterfront. Ad annunciarlo è stata Sara Danius, segretario permanente dell'Accademia di Svezia. ''La buona notizia - scrive - è che l'Accademia di Svezia e Bob Dylan hanno deciso di incontrarsi questo fine settimana. L'Accademia consegnerà il diploma di Nobel e la medaglia e si congratulerà con il Premio Nobel per la Letteratura: "Sarà una riunione intima e nessun giornalista sarà presente, tutto secondo i suoi desideri''. La domanda sorge spontanea: Ma il Re di Svezia si scomoderà in privato per premiare Bob Dylan o manderà un lacchè qualunque per rendere la pariglia al novello Premio Nobel?

Nel weekend di inizio mese, 1 e 2 aprile, Dylan sarà a Stoccolma per due concerti e in quella occasione riceverà la medaglia e il diploma. La cerimonia, però, avverrà senza la presenza della stampa con più di tre mesi di ritardo e dopo molte polemiche.
Assente alla cerimonia ufficiale il cantautore aveva declinato l'invito a partecipare alla tradizionale cerimonia dei consegna dei premi che si era tenuta lo scorso dicembre, guadagnandosi molte critiche e l'irritazione di alcuni membri dell'Accademia. Al suo posto si era esibita un’emozionatissima Patti Smith, che si era eccessivamente commossa durante la propria performance come se la premiata fosse stata lei. Robert Allen Zimmerman, aka Bob Dylan, è stato insignito del riconoscimento per la Letteratura "Per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione musicale americana".
Premio a sorpresa, annunciato lo scorso 13 ottobre, che aveva suscitato molta sorpresa perché il cantautore di Duluth a 75 anni era diventato il primo cantautore a ottenere il prestigioso riconoscimento di solito riservato a scrittori e poeti. In un primo momento Dylan si era rifiutato di commentare il premio, poi aveva annunciato che avrebbe partecipato alla cerimonia di premiazione il 16 novembre, e, infine, tramite una lettera inviata all’Accademia, aveva fatto sapere di non poter partecipare a causa di "altri impegni". La lettera, però, non lo esentava dall’unico “obbligo” che la Fondazione Nobel richiede ai suoi vincitori, ossia il tradizionale discorso di accettazione che può essere fatto in diversi modi da tenersi non necessariamente a Stoccolma. Quindi dopo la notizia del ritiro del premio, potrebbe arrivare anche quella di una "lectio magistralis".

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Talkin' 10075 - mario_rizzo

Oggetto: Se l'Italia somigliasse alla Farm

Ciao Mr. Tambourine,
sembra che stavolta ci siamo. Bob ritirerà finalmente il travagliato Nobel che gli è stato assegnato. Molti potranno rasserenarsi, altri aggiorneranno gli anatemi. Poi tutto andrà avanti e quindi potremo ricollocare nella giusta inquadratura questa vicenda. Resterà il riconoscimento, per la soddisfazione dei fans e degli estimatori oltre che, naturalmente, del diretto interessato.
Ma questa notizia è ormai nota da qualche ora per cui vengo al reale motivo di questa mail e all’oggetto della stessa. E’ da un po’ che seguo la Farm, non so bene da quando neanch’io, ma sicuramente da prima che tu ne ereditassi la guida e l’impegno. Ho pensato di dovere scrivere perché ritengo sia giusto mettere in luce il modo in cui hai portato avanti il tuo “lavoro” in questi anni. Mi lascia sempre sorpreso l’equilibrio con cui riesci a rispondere a qualsiasi intervento. E non tutti sono sempre dello stesso tenore ed è naturale, in quanto ognuno ha il suo carattere, la sua sensibilità, le sue preferenze musicali o letterarie. Le tue considerazioni riescono invariabilmente a rispettare le idee di chi scrive, anche quando non ne sei del tutto d’accordo. Penso che sia una qualità rara. Soprattutto in una persona che dimostra una competenza e una cultura che, ti confesso, a volte riescono quasi a intimidire. Spesso chi è ignorante è aggressivo e chi è colto è arrogante. Perciò è ancora più apprezzabile il tuo modo di confrontarti con noi che interloquiamo con tante idee spesso variegate. A maggior ragione su un argomento complesso e opinabile come quello di cui ci occupiamo: la produzione artistica di Dylan. Per non parlare di quella di questi ultimi anni di ‘cover’. Che giustamente hanno lasciato molti perplessi, se non indispettiti. Vedo che già si parla maluccio anche del nuovo triplo. Ma io ritengo che anche negli ultimi due dischi in studio, tanto bersagliati, qualcosa di buono, forse di più, ci sia. E se in Triplicate non troveremo <Most of the Time> o < Changing of the Guards> e neanche <Blowin’ in the Wind> penso che, dopo tutto il resto che ci ha regalato, potremo anche perdonarlo.
Forse non è necessario a questo punto spiegare il titolo/oggetto di questa mail; mi piacerebbe, questo si, che la Farm venisse letta da chi frequenta le piazze e i salotti, televisivi e non. E se quello che dovessero imparare, in termini di rispetto del prossimo, di serietà e di competenza, potesse essere anche in parte assimilato e tradotto in comportamenti, forse finalmente vedremmo nei ‘tempi cambiare’ qualcosa.
Ciao e tanti complimenti.
L. l. & p.
Mario

Ciao Mario e grazie per aver scritto. Se volevi farmi arrossire ci sei riuscito in pieno, però devo dire che la tua analisi del mio operato mi vede d'accordo. Ho sempre, fin dall'inizio della mia gestione, cercato di evitare espressioni esageratamente volgari e allo stesso tempo cercato di instaurare un tipo di confronto basato sull'ironia reciproca ma senza offese e volgarità. In questo credo di essere riuscito e che qualcuno, in questo caso tu, lo riconosca mi riempie di soddisfazione, le ore di lavoro passate a costruire la Fattoria giorno per giorno non sono state inutili. Per quanto concerne l'esempio della Farm da seguire, Bhè....che dire...basta sentire le discussioni alla televisione, o meglio cercare di capire, perchè di solito parlano in cinque o sei uno sopra l'altro con la conseguenza che il poverino che vorrebbe capire di cosa stanno parlando tutti quei Soloni deve rinunciarci. L'educazione dovrebbe essere la base della democrazia, ma la domanda sorge spontanea: "Oggi in Italia c'è la democrazia?" Come diceva Alessandro Manzoni "Ai posteri l'ardua sentenza", la nostra vita è troppo breve per poter capire queste cose. La democrazia è composta da diverse e sottili sfumature, e forse è per questo che i nostri rappresentanti hanno perso il senso della realtà e vivono in un mondo virtuale fatto solo di discorsi triti e ritriti, tangenti, appalti, mazzette e via di questo passo, parlano tra loro scordando che anche noi vorremmo avere degli stipendi decenti e delle pensioni paperoniane. Purtroppo l'aveva già capito 50 anni fa anche il grande Chuck Berry quando cantava: "C'est la vie," say the old folks, "It goes to show you never can tell" ("è la vita", dicono gli anziani, "ti mostrerà cose che non potrai mai raccontare". Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bob Dylan ritirerà il Nobel. E vissero tutti felici e contenti                        clicca qui

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Bob Dylan riceverà il Nobel a Stoccolma                                                    clicca qui

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Bob Dylan suona a Stoccolma e ritirerà il premio Nobel                            clicca qui    

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Bob Dylan cambia idea: nel weekend riceverà il Nobel a Stoccolma         clicca qui

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Bob Dylan ritirerà il Premio Nobel a Stoccolma                                          clicca qui

 

 
Mercoledì 29 Marzo 2017

Talkin' 10074 - duluth49

Oggetto: Triplicate

Carissimi amici devo dirvi che, dopo aver ascoltato 10 brani di questo nuovo lavoro di Bob, sono rimasto molto deluso dalla qualita' esecutiva di queste canzoni. Sara' forse la prima volta che non comprero' questo disco. Per un vecchio fan e' una cosa che mi rattrista. Per conto mio nella sterminata complessita' delle sue liriche puo' succedere di fare qualche cosa di non ben riuscito. Colgo l'occasione di fare moltissimi complimenti a Mr.Tambourine per il suo immenso lavoro di qualita'.
Un saluto a tutta la fattoria, Marcello.

Caro Marcello, non mi sento di darti torto perchè ognuno di noi vive e "sente" Bob a modo suo. Queste cover può benissimo darsi che entusiasmino Dylan e lo portino al settimo cielo, ma questa è una sensazione sua, non è detto che tutti i suoi fans debbano avere lo stesso feeling che prova Bob per questo tipo di canzoni. Giustamente sono solo cover, forse commercialmente avranno una valenza ed una potenzialità, ma questo è fuori dalle nostre possibilità di conoscenza. La domanda è una sola: Mi piacciono queste cover o no?". Se la risposta è si allora si compera il disco, se è no non lo si compera, non muore nessuno, non è un tradimento di un fan nei confronti dell'artista che ammira, è solo un modo diverso di apprezzare qualcosa dandogli poco valore, naturalmente giudicato col nostro metro personale di misura del valore delle cose. Perciò non rattristarti, questa volta è andata così, anche se Bob ha calcato la mano in modo pesante, altre trenta cover di classici degli anni 40/50 possono essere indigeste. Magari il prossimo disco sarà migliore di "Highway 61 Revisited", o di "Blonde on Blonde", o  di "Blood On The Tracks. Chi lo può dire? Nessuno, perciò sperare non costa niente, ma forse non è più nemmeno giusto pretendere masterpieces da un artista che ha dato moltissimo, certamente più di molti altri. Oggi Dylan si diverte a dipingere, a fare saldature come il fabbro e chissà quali altri hobby personali avrà che noi non sappiamo, quindi il tempo che dedica alla musica non è più totale come anni fa. Un salutone, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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La voce di Joan Baez secondo Bob Dylan                                                  clicca qui

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"Bob Dylan tra mito e letteratura": venerdì 31 Marzo a Sassuolo               clicca qui

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 Dylan: Intervista a ruota libera sul rock, gli amici e l'ultimo albim            clicca qui

 

 
Martedì 28 Marzo 2017

Talkin' 10073 - francescoanania71

Oggetto: Morto Don Hunstein

http://www.rockol.it/news-671468/don-hunstein-morto-fotografo-bob-dylan-copertina-freewheelin

Ciao Francesco, la tua mail l'ho vista dopo che avevo già postato l'articolo che parlava della morte di Don. Comunque un calorosissimo grazie per la attenzione e la sollecitudine. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10072 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
sul sito ci sono due grandi novità: l'intervista a Dylan... speriamo che qualcuno la traduca integralmente per chi non sa l'inglese e, bellissima, la notizia riportata da Miscio-tux, relativa all'intervista in cui il poeta Walcott, parlando di Dylan afferma, tra l'altro, "la musica e le parole di Dylan sono vicine al pulsare delle cose" e, ancora, "Dylan è arcaico e universale". Walcott ha intuito che Dylan è riuscito a creare una comunicazione collettiva, una comunità di sentimenti, come Omero nell'antichità. Non c'è che dire... i poeti hanno una marcia in più. Grazie a chi ha condiviso sul sito questa notizia importante. Aggiungo: "I Nobel non si assegnano a caso !..". Opinione personale, ovviamente. Lunga vita e grazie per il sito, una boccata di ossigeno! Carla

Ciao Carla, per l'intervista si è messo gentilmente a disposizione l'amico Silvano, ma è lunghissima, sono più di venti pagine, e lui la traduce quando è libero dagli impegni di lavoro. Credo che ci vorrà qualche giorno di pazienza poi potremo leggerla completa e non a spizzichi e bocconi come sui vari siti che hanno fatto sunti brevissimi e quasi inutili, voglio dire, è stupido ridurre e riassumere venti pagine di discorso in una sola o meno ancora. Tutto arriva a chi sa aspettare! Credo che Miscio gradirà il tuo grazie! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Lunedì 27 Marzo 2017

Talkin' 10071 - cerutti.andrea70

Oggetto: La strada

Carissimo Mr. Tambourine,
ieri ho attraversato per lavoro quasi tutta la strada da Torino a Trieste e ritorno con il furgone per lavoro. Ho deciso di portare con me una chiavetta USB su cui ho registrato tutto il Dylan ufficiale dischi in studio e live. Ho interrotto al ritorno per un paio di trasmissioni radio che mi interessavano.
È stato bello. Direi che le canzoni di Dylan si prestano molto alla strada mischiate tra motore e fruscio aerodinamico. Allo arrivo si concludeva Blonde on blonde. Otto ore di strada sei di Dylan circa.
La prima cosa che vorrei scrivere è che Freeweelin' a differenza della parodia che ne è stata fatta da un blogger riportata da questo sito è un disco bellissimo e gradevole. Dylan peraltro in blowin' in the wind rischia di perdere il filo ad un certo punto cosa che segnala una certa vena poco opportunista. È un disco semplice come il primo registrato senza pretese con il piglio dell'hobo lo dimostra Masters of war per me sempre foriera di riflessioni in cui l'hobo Dylan scrive e canta come facevano negli anni venti le sue idee immagini e riflessioni sulla guerra. Un modo di comporre in linea con la tradizione folk americana più antica. Non si propone come un capo generazionale esprime concetti nuovi su un metodo antico (vedi pagine dedicate in Steinbeck su chitarra armonica violino e cantato). Don't think twice è stupenda gli States in persona e Hard rain fa accapponare la pelle, ma tutte le canzoni sono curiose, gradevoli e strane un poco antiche un poco nuove.
Times changing' è un disco più studiato e coerente bello il migliore della trilogia acustica ma molto cupo nei contenuti, mentre di Another side risaltano colpi di genio e una maggiore leggerezza. All i really want to do è una canzone bellissima ripresa at Budokan che si sposa bene con il piccolo capolavoro che è My Back pages. A inciso va detto che My back pages è famosissima nel mondo anglosassone perché l'autocritica è esercizio comune a quelle latitudini meno da noi. Ah ah ah.
Straordinario Bringing per me tra i migliori dischi di Dylan probabilmente il più bello anche se un poco slegato come stile tra prima e seconda parte. Una bomba Highway 61 e poi il gentile Blonde on Blonde.
Alla fine su ottanta canzoni almeno cinquanta considerando che sul primo album ci sono solo cover sono da tenere strette roba da farci tre o quattro carriere. Pensavo mentre ascoltavo quanti artisti vorrebbero avere tra le proprie creazioni canzoni come To Ramona o Boots of Spanish leather, tanti si sarebbero venduti casa pur di averle e passavano così immensamente tra una e l'altra. Perfetta ed emozionante Chimes of freedom eccezionale nel suo essere sessanta Gates of eden un cancello di una casa che diventa il cancello dell'Eden.
Mi sono trovato a cantare It ain't me babe vecchia e eccellente riscoperta e la stupenda Queen Jane. Che bella canzone! E quante immagini di quegli anni l' arte senza tempo e dal fascino enorme.
Verrai a vedermi queen Jane!
Un viaggio stupendo un viaggio in America. Ascoltare Dylan è come viaggiare sulla Highway 61 da su e giù quando si ha a che fare con i grandi artisti è sempre così, regalano spaccati della loro terra senza tempo e senza età.
Ciao!!!!!!

E' dannatamente vero, le canzoni di Dylan sono il complemento perfetto per chi sta guidando, se le segui dimentichi la tua realtà ed esse ti trasportano nel loro mondo, il mondo descritto da un genio assoluto. Per il prossimo viaggio ti suggerisco di farti una chiavetta USB partendo dalla trilogia cristiana, il bellissimo Empire Burlesque con I'll remember you, Emotionally yours, Oh Mercy con Shooting Star, Most of the time, Man in ther long black coat, Time out of mind con Not dark yet e Make you feel my love. E' davvero bello riascoltare le canzoni di Bob che magari non si sentono da molto tempo, è un salto nel tempo, nella sua e nella tua gioventù, un salto raffinato nella poesia, come se ognuno di noi fosse Tangled up in blue. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bob Dylan il crooner omaggia Casablanca e i vecchi standard               clicca qui

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Addio a Don Hunstein, il fotografo di Freewheelin'                                 clicca qui

 

 
Sabato 25 Marzo 2017

Talkin' 10070 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
ho ascoltato e riascoltato "Tangled up in blue"; ho letto e riletto il testo. Nella quinta strofa il poeta dice "Lei accese una stufa... poi aprì un libro di poesie / e me lo porse / Era scritto da un poeta italiano del XIII secolo / Ed ognuna di quelle parole suonò vera / e splendente come un carbone ardente / trasudando da ogni pagina / come fosse scritta nella mia anima da me per te / aggrovigliato nella tristezza". Escluderei che Dylan parli di Petrarca, che è nato nel 1304, e quindi appartiene al XIV secolo; poi Petrarca è troppo "grammaticale e selettivo" per incontrare la sensibilità dylaniana. Il libro di poesie del poeta italiano della quinta strofa di "Tangled..." potrebbe essere una raccolta di poesie d'amore del XIII secolo che comprende, oltre alle liriche dantesche, anche quelle di altri poeti d'amore. Rimango comunque abbastanza convinta che il tramite verso i temi della lirica amorosa, dai poeti siciliani agli stilnovisti passando per i lirici provenzali, resti Eliot, ampiamente citato da Dylan nei primi episodi di "Tarantula". Il poema più importante di Eliot ,"The waste land" è dedicato ad Ezra Pound, che Eliot definisce, con esplicito richiamo dantesco "il miglior fabbro" . Spiegherò in un altro messaggio...sempre che interessi... il richiamo dantesco, che è un richiamo "di fuoco", proprio come dice Dylan "...ognuna di quelle parole suonò vera e splendente come carbone ardente...". Dylan è un musicista... fuor di dubbio ed è interessante il commento musicale a "Blood on the tracks", ma è anche un "letterato". Di certo ha letto e si è ispirato a Eliot. Temi, atmosfere, ampiezza della strofa e uso del verso libero sono stati ispirati da uno dei più significativi poeti del novecento. Anche in "Tangled up..." c'è l'armonica, ritmata in tono vivace, che contrasta con il titolo malinconico della canzone. Lunga vita. Carla


Non sapremo mai con certezza a quale poeta italiano Dylan facesse riferimento, il più probabile è Dante, ma questi sono solo i nostri pareri, la parola definitiva potrebbe dirla solo Bob! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bob Dylan intervista: "Mi piaceva l'ultimo disco di Amy Winehouse"      clicca qui

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Dylan: "Ero fan di Amy Winehouse, Cohen e Alì erano i miei fratelli"      clicca qui

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Bob Dylan concede un'intervista: "Frank Sinatra era un mio fan"            clicca qui

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Bob Dylan: Un'intervista a ruota libera                                                       clicca qui

 

 
Venerdì 24 Marzo 2017

Talkin' 10069 - roccosaracino72

oggetto: Talkin' 10006

Se è per questo, a me ricorda anche She belongs to me..

Hai ragione, anche a me, grazie, bellissima canzone, forse la prima song anti-sentimentale nella quale Bob dipinge la donna "strega ed ammaliatrice", la donna che non appartiene a nessuno ma solo a se stessa, (She's nobody's child, the law can't touch her at all - Lei non è la bimba di nessuno, nemmeno la legge può toccarla), il cui titolo è assolutamente ironico e che nelle intenzioni di Dylan significa esattamentre il contrario, cioè non: "Lei appartiene a me" ma "Io appartengo a lei", qualcuno dice sia stata scritta per Joan Baez perchè nei primi tempi Dylan le regalò un anello con geroglifici egiziani incisi, poi perchè, dopo averla lasciata, per lui era diventata una vera "walking antique", altri velati riferimenti alla Baez potrebbero essere le frasi che definiscono la donna "un'artista" che non deve guardarsi indietro, una regina quindi, che potrebbe essere un maligno riferimento al fatto che la Baez, vera ed unica regina del folk, avrebbe voluto che Dylan continuasse a scrivere canzoni di protesta folk rimanendo ancorato al suo vecchio stile.
John Cale, dei Velvet Underground, dichiarò di aver sempre pensato che la canzone parlasse di Nico, la cantante del gruppo, con la quale Dylan era uscito qualche volta all'epoca della composizione del brano. Altra interpretazioone vuole la canzone dedicata a Sara Lownds, futura moglie di Bob, ma niente nel testo lascia intendere una simile ipotesi. Un'altra interpretazione alternativa vorrebbe la canzone essere un peana (
Il peàna era un canto corale in onore di Apollo, intonato con funzione di: propiziazione in occasione di sacrifici; invocazione del dio per ottenerne la protezione o di ringraziamento per la vittoria conseguita. Veniva intonato dagli spartani quando muovevano all'attacco del nemico: il ritmo del canto aveva lo scopo di mantenere l'ordine della formazione e di infondere terrore nell'avversario, che sentiva il loro avvicinarsi dal canto che si faceva via via più forte. Con il tempo si estese ad altre divinità, tra cui Artemide. Il termine è oggi usato per indicare un discorso o uno scritto di vittoria o di esaltazione. Viene spesso usato inoltre per indicare un discorso in cui non sono presenti critiche, ma solo lodi. Il termine deriva dal latino paeāna, che a sua volta viene dal greco paián–anôs, che significa "colui che guarisce", epiteto di Apollo) di Dylan alla sua musa, dipinta come irraggiungibile ma dominante. Secondo l'artista inglese, giornalista ed attivista politica Caroline Coon, la canzone sarebbe a lei dedicata, ma questa opzione si trova solo nel suo sito. Secondo Robert Shelton la canzone non è dedicata a nessuna donna, Dylan potrebbe semplicemente aver inventato la canzone anti-amore. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10068 - samweller

Oggetto: Mario Rossi

Ciao Mr. Tamburine,
non sarò certo la prima a dirtelo, ma su bobdylan.com è uscita un'intervista al Nostro.....la sto leggendo ora e mi sembra molto interessante.
https://bobdylan.com/news/qa-with-bill-flanagan/

Basi - The woman in the street

Ciao Basi, vedo che hai usato la mail dell’amico Sam Weller (speriamo che la dolce Mary non si ingelosisca per questo), forse la prossima volta userai addirittura la mail di Dickens, ma sono affascinato da questa tua capacità di essere un giorno una persona ed un giorno un’altra, è indice di personalità oltre che di fantasia. Avevo letto dell’intervista a Dylan da parte di Flanagan, ma non so se sarò in grado di tradurla correttamente col mio inglese “the pen is on the table”. Spero che qualcuno che parla inglese come se stesse mangiando un panino accolga questo disperato appello e la traduca per tutti noi. Comunque grazie per la segnalazione. Buona caccia (anche se in questo periodo i draghi non si sono ancora svegliati completamente dal letargo invernale), live long an prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Giovedì 23 Marzo 2017

Talkin' 10067 - dinve56

Oggetto: Dylan e la poesia

Buongiorno Mr. Tambourine,
i tuoi ultimi interventi, insieme a quelli di altri amici, inducono una valanga di riflessioni. Onde evitare un fiume di parole, cerco di ordinare i pensieri essenziali. Hai ben spiegato il tema della "perdita" e della "ricerca" in Ariosto, di cui è possibile cogliere un'eco in "Simple twist of fate". Nella lirica dylaniana prevale un tono malinconico, mentre il tono prevalente dell'"Orlando" è gioioso e divertito; resta il fatto che, per entrambi, la vita umana è soggetta ai capricci del destino, mentre noi ci illudiamo di "avere tutto sotto controllo". Nell'intervento in cui commenti "Blood on the tracks", ricordi una canzone nella quale Dylan cita un poeta italiano del XIII secolo (Dante?, Petrarca?, Cavalcanti?). Se ricordo bene la canzone in questione è "Tangled up in blue". Andrò certamente a sentirla e a recuperarne la traduzione. Torna infatti la curiosità circa la conoscenza della poesia italiana, e specificamente di Dante, da parte di Dylan. In "Tarantula" non mancano indizi, ma occorre una ripresa di lettura, soprattutto dei primi episodi, che contengono riferimenti alla scuola. Ora sono affascinata da "Up to me" che è un testo ricco di immagini belle e allusive di temi profondi e complessi. Sto leggendo e ascoltando. Mi ha sorpreso ancor più "My back pages", che ha attirato la mia attenzione per la presenza dell'armonica. (Dalla lettura di "Tarantula" mi è rimasta la fissa del "boccalibro" che allude all'armonica e agli "harmonica-battalions). Anche qui alcuni temi sono sorprendenti e davvero nuovi. L'inversione del tempo e il significato reale da attribuire a "gioventù" e "vecchiaia" sono tra questi. A proposito di scuola, pensi sia sensato ipotizzare che uno dei possibili tramiti della conoscenza di Dante siano le Rotolo, donne colte e forse ancora legate alla cultura del paese d'origine? Lunga vita. Carla.

Potrebbe essere che siano state le sorelle Rotolo a far conoscere Dante a Dylan, ma nessuno potrebbe mai provarlo......! La tua ipotesi non è per niente priva di logica, live long and prosper Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10066 - mazzociompi

So che puo' essere una castroneria ma a me Lights of taormina di knopler ricorda Red river shore.
Grazie, Nicola Ciompi.

Ciao Nicola, anche a me !!!!!  Grazie a te, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Mercoledì 22 Marzo 2017

Comunicate le nuove date del Tour Estivo in Usa e Canada

02 Luglio 2017 - Barrie Ontario - Molson Centre
04 Luglio 2017 - Oshawa, Ontario - Tribute Communities Centre
05 Luglio 2017 - Toronto Ontario - Air Canada Centre
06 Luglio 2017 - London Ontario - Budweiser Gardens
12 Luglio 2017 - Winnipeg, Manitoba - MTS Centre
14 Luglio 2017 - Saskatoon, Saskatchewan - SaskTel Centre
15 Luglio 2017 - Moose Jaw, Saskatchewan - Mosaic Place
17 Luglio 2017 - Calgary, Alberta - Southern Alberta Jubilee Auditorium
18 Luglio 2017 - Medicine Hat, Alberta - Canalta Centre
19 Luglio 2017 - Edmonton, Alberta - Rogers Place
21 Luglio 2017 - Dawson Creek, British Columbia - Encanta Events Centre
22 Luglio 2017 - Dawson Creek, British Columbia - Encanta Events Centre
24 Luglio 2017 - Kelowna, British Columbia - Prospera Place
25 Luglio 2017 - Vancouver, British Columbia - Pepsi Lived at Rogers Arena
27 Luglio 2017 - Victoria, British Columbia - Save On Foods Centre

Ecco l'elenco completo delle date aggiornato ad oggi:

01 Aprile 2017 - Stockholm, Sweden - Stockholm Waterfront
02 Aprile 2017 - Stockholm, Sweden - Stockholm Waterfront
04 Aprile 2017 - Oslo, Norway - Spektrum
06 Aprile 2017 - Copenhagen, Denmark - Opera House
07 Aprile 2017 - Copenhagen, Denmark - Opera House
09 Aprile 2017 - Lund, Sweden - Sparbanken Skåne Arena
11 Aprile 2017 - Hamburg, Germany - Barclaycard Arena
12 Aprile 2017 - Lingen (EMS), Germany - EmslandArena
13 Aprile 2017 - Dusseldorf,Germany - Mitsubishi Electric HALLE
16 Aprile 2017 - Amsterdam, Netherlands - AFAS Live (ex Heineken Music Hall)
17 Aprile 2017 - Amsterdam, Netherlands - AFAS Live (ex Heineken Music Hall)
18 Aprile 2017 - Amsterdam, Netherlands - AFAS Live (ex Heineken Music Hall)
20 Aprile 2017 - Paris, France – Le Zenith Paris-La Villette
21 Aprile 2017 - Paris, France - La Seine Musicale
22 Aprile 2017 - Esch-sur-Alzette, Luxembourg - Rockhal
24 Aprile 2017 - Antwerp, Belgium - Lotto Arena
25 Aprile 2017 - Frankfurt, Germany - Festhalle Frankfurt
28 Aprile 2017 - London, England - London Palladium
29 Aprile 2017 - London, England - London Palladium
30 Aprile 2017 - London, England - London Palladium
03 Maggio 2017 - Cardiff, Wales - Motorpoint Arena
04 Maggio 2017 - Bournemouth, England - Bournemouth Interational Centre
05 Maggio 2017 - Nottingham, England - Motorpoint Arena
07 Maggio 2017 - Glasgow, Scotland - SECC Clyde Auditorium
08 Maggio 2017 - Liverpool, England - Echo Arena
09 Maggio 2017 - London, England - The SSE Arena, Wembley
11 Maggio 2017 - Dublin, Ireland - 3Arena

13 Giugno 2017 - Port Chester, New York - Capitol Theatre
14 Giugno 2017 - Port Chester, New York - Capitol Theatre
15 Giugno 2017 - Port Chester, New York - Capitol Theatre
17 Giugno 2017 - Dover, Delaware, U.S.A. - Firefly Festival - The Woodlands of Dover
18 Giugno 2017 - Wallingford, Connecticut - Toyota Presents Oakdale Theatre
21 Giugno 2017 - Providence, Rhode Island - Providence Performing Arts Center
24 Giugno 2017 - Kingston, New York - Hutton Brickyards
25 Giugno 2017 - Syracuse, New York - Lakeview Amphitheater
27 Giugno 2017 - Kingston, Ontario - Rogers K-Rock Centre
29 Giugno 2017 - Kanata, Ontario - Canadian Tire Centre
30 Giugno 2017 - Montreal, Quebec - Centre Bell

02 Luglio 2017 - Barrie Ontario - Molson Centre
04 Luglio 2017 - Oshawa, Ontario - Tribute Communities Centre
05 Luglio 2017 - Toronto Ontario - Air Canada Centre
06 Luglio 2017 - London Ontario - Budweiser Gardens
12 Luglio 2017 - Winnipeg, Manitoba - MTS Centre
14 Luglio 2017 - Saskatoon, Saskatchewan - SaskTel Centre
15 Luglio 2017 - Moose Jaw, Saskatchewan - Mosaic Place
17 Luglio 2017 - Calgary, Alberta - Southern Alberta Jubilee Auditorium
18 Luglio 2017 - Medicine Hat, Alberta - Canalta Centre
19 Luglio 2017 - Edmonton, Alberta - Rogers Place
21 Luglio 2017 - Dawson Creek, British Columbia - Encanta Events Centre
22 Luglio 2017 - Dawson Creek, British Columbia - Encanta Events Centre
24 Luglio 2017 - Kelowna, British Columbia - Prospera Place
25 Luglio 2017 - Vancouver, British Columbia - Pepsi Lived at Rogers Arena
27 Luglio 2017 - Victoria, British Columbia - Save On Foods Centre

Restano ancora da vedere le date del tratto autunno/inverno che potrebbero vedere un ritorno in Europa del Tour oppure prevedere un Tour in Oriente. Speriamo che la scelta ricada sul ritorno in Europa compresa l'Italia. Probabilmente le date saranno rese note in Agosto o Settembre.

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Castelletto: “How does it feel? Something about Bob Dylan"                  clicca qui

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Libri: Marco Rossari - Bob Dylan il fantasma dell'eletticità                      clicca qui

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Bob Dylan, cercasi street artist per decorare la sua città natale               clicca qui

 

 

Martedì 21 Marzo 2017

Talkin' 10065 - alessandro.sottoriva

Cazzoooohhhh… Mr.Tambourine con la tua storia, il tuo racconto vissuto di persona del Grande Chuck, mi hai fatto un po’ commuovere… grazie a te, e ancor prima a Chuck. Pian piano, uno alla volta… Avevo sentito qualcosa di sfuggita sabato sera in tv, ero rimasto all’altro pilastro del Rock anni 50, quello in bianco e nero per intenderci, Little Richard, col suo piano e la sua Tutti Frutti… Chuck Berry però con la sua Gibson mi sa proprio che era oltre … ho visto il video di Jonny B. Goode che hai messo sotto, beh, tanta tanta energia. Mi chiedo chissà cosa ne sarebbe venuto fuori se avessero suonato assieme… Vai alla Grande Chuck, se lassù incontri un certo Hendrix, non prestargli la chitarra, quello te la brucia… R.I.P.
Ciao Mr.Tambourine, alla prossima, Ale 65’.

Ciao Ale, anch'io sono stato preso dalla commozione mentre scrivevo ricordando quella irripetibile serata. Nel rock ci sono stati tanti grandi artisti, ma le regole per tutti le ha scritte lui, il country boy named Johnny B. Goode (nella prima registrazione era “colored boy” poi cambiato in country boy per paura che il brano non fosse trasmesso dalle radio), il ragazzo venuto dalla campagna che un giorno avrà il suo meritato “name in light” perchè “he could play a guitar just like a ringing a bell”.
Berry fu soprannominato “Johnny” quando iniziò la collaborazione con il pianista e compositore Johnnie Johnson, con il quale lavorò ad alcuni dei suoi brani più celebri come "Maybellene" e "Roll Over Beethoven" (che Johnson scrisse al piano lasciando a Berry la stesura del testo e l'arrangiamento delle parti di chitarra). La celeberrima Johnny B. Goode prende nome proprio da questo, Johnny era il soprannome di Chuck, B. Stava per Berry, Goode assunse la funzione di cognome del protagonista della canzone perchè Berry era nato in Goode Avenue a Saint Louis, Missouri.

Berry ebbe una vita turbolenta, già nel 1944, ancora studente, venne arrestato e chiuso in carcere per rapina a mano armata dopo aver rapinato tre negozi di Kansas City e rubato un'auto insieme a un gruppo di amici. A proposito di questo spiacevole episodio, lo stesso Berry nella sua autobiografia racconta che la sua macchina si ruppe e che quindi fermò un'auto che passava di lì e la rubò puntando al conducente una pistola scarica e non funzionante. Berry venne immediatamente spedito al riformatorio di Algoa, nei pressi di Jefferson City, nel Missouri. Alla fine degli anni cinquanta, quando Berry era ormai un artista di ampio e consolidato successo internazionale fu improvvisamente arrestato per avere avuto rapporti sessuali con una ragazzina quattordicenne di razza Apache che faceva la guardarobiera in un locale di sua proprietà e condannato a scontare cinque anni di prigione e ad una multa di 5.000 dollari. Berry si appellò definendo la sentenza ingiusta e razzista, e in un secondo processo nel 1961 ottenne una riduzione di pena a tre anni di reclusione.
A fine anni ottanta Berry comprò un ristorante a Wentzville, Missouri, il "The Southern Air", e nel 1990 venne accusato da molte donne di aver installato una videocamera nei bagni delle signore per spiarle a loro insaputa. Berry si difese dichiarando che la telecamera era stata installata per controllare una sua dipendente sospettata di rubare nel ristorante. Nonostante la sua colpevolezza non venne mai accertata in tribunale, Berry optò per un risarcimento collettivo in via privata a 59 donne che gli avevano fatto causa che gli costò non meno di 1 milione di dollari più le spese legali. In aggiunta, una perquisizione effettuata dalla polizia nella residenza di Berry, svelò l'esistenza di numerosi nastri video contenenti immagini di donne che utilizzavano il bagno del locale, e una di queste risultò essere minorenne. Durante la perquisizione furono trovati anche 62 grammi di marijuana. Per evitare eventuali accuse di pedofilia, Berry si dichiarò colpevole di possesso di marijuana e patteggiò la pena. Venne condannato a sei mesi di prigione (sentenza poi sospesa), due anni di libertà vigilata, e a una multa di 5.000 dollari da donarsi all'ospedale locale.

Certamente l'episodio che riassume meglio il carattere di Berry avvenne nel 1981 nel suo camerino. Il concerto era appena finito e seduto accanto a lui c'era Keith Richards. Berry non aveva ancora risolto la questione che più gli interessava dei suoi concerti: i soldi. Per tutta la vita volle sempre essere pagato in contanti per evitare le fregature che aveva preso quando era un giovane musicista nero appena arrivato alla ribalta del music businnes. Lasciò Keith Richards da solo in camerino a custodirgli la chitarra. E Keith, da fan, non resistette alla tentazione di suonare lo strumento del suo idolo. Purtroppo Berry rientrò proprio mentre Richards suonava e lo colpì con un diretto al volto, lasciandogli un occhio nero, “Nessuno può toccare la chitarra di Chuck Berry” disse a Richards.
Keith Richards, nonostante l'episodio dell'occhio nero, nel 1987 organizzò per i 60 anni del suo idolo un mega concerto con ospiti come Eric Clapton, Linda Ronstadt, Etta James, Robert Cray e il leggendario Johnnie Johnson, il pianista degli esordi di Berry. Da quel concerto fu ricavato un film "Heil Heil Rock'n'Roll". Come ringraziamento per il lavoro svolto, Richards fu maltrattato davanti a telecamere, media e ospiti durante la prova generale, "reo" di suonare "troppo" durante le parti vocali del leader.
Chuck Berry non ha mai voluto una band: non conosceva neanche i musicisti con cui suonava. Dovunque andasse ad esibirsi l’erganizzatore doveva procurargli una band locale e pagarlo sempre in contanti, che Berry riponeva accuratamente nella sua valigetta.
Possiamo dire che Berry era un genio, ma come molti altri come lui, era anche un essere umano con tutte le debolezze tipiche dell' uomo normale. Il mondo però ricorderà solo le sue canzoni, e forse non solo il mondo, perchè Johnny B. Goode è stata mandata nella spazio dalla NASA per rappresentare la musica del nostro pianeta, e chissà che un giorno un’altra razza extraterrestre non trovi la canzone che potrebbe diventare un successo interplanetario. Mica poco per un ragazzo di campagna che suonava la chitarra come suonare un campanello. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10064 - miscio.tux

Caro Mr.Tambourine,
venerdì è scomparso Derek Walcott, Nobel per la letteratura nel 1992, che Carrera considerava "probabilmente, il più significativo poeta vivente". Nel 1975, il critico Robert Hamner gli fece alcune domande che portavano il discorso su Dylan.

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Hamner: Alla fine la poesia esiste sulla pagina, nella mente del poeta, o nella mente del lettore?

Walcott: Penso che esca dalla pagina per entrare nella memoria. Entra nella memoria collettiva dell'intera razza. E' questo che voglio dire. Magari non tutti useranno queste frasi all'antica, ma penso che Robert Graves abbia assolutamente ragione nel fatto che c'è un'incarnazione di qualcosa chiamato una musa; c'è un'incarnazione della memoria collettiva che si chiama poesia. I soli poemi che esistono come poemi, sono quelli che meglio ricordiamo. Questo semplifica le cose fino ad un punto che i poeti Americani o qualche poeta inglese contemporaneo rifiuterebbe: la poesia si muove verso la condizione di canzone. Questo è, nel profondo, il suo impulso. Per me ciò è assolutamente fuori discussione. Nei termini di ciò che è la sua dimensione sonora, si sa che una canzone non è tipografia. Non è come la metti giù sulla pagina. Quello che è successo è la negazione da parte della gente metropolitana, urbanizzata, della totalità della canzone all'interno di un poema. Così uno prende frasi,frammenti di frasi,idee, annota per linee, per frasi. Tutto il concetto di un intero poema come una cosa totalmente ricordata è morto. Ora, la poesia muore in un'area, e a volte muore quando sembra essere maggiormente rigogliosa, quando la sua quantità è impressionante, e magari fiorisce in un'altra area. Penso che in certe parti di quello che si chiama il Terzo Mondo, per esempio, dove (non importa quanto ciò suoni romantico) la musica vocale o l'immaginazione, o la percussione, o la danza sono parti attive della società, allora l'impulso del poema è verso il conformarsi all'interno di questo contesto di canzone. Non ho molto rispetto verso Bob Dylan come poeta; ma da quando lavoro per il teatro ed ho ascoltato parte della sua musica e delle sue liriche, ho cominciato ad avere abbastanza rispetto verso di lui come poeta. Non sono contento della profusione di quelle frasette un po' da furbetto, quel realismo di seconda mano che a volte esibisce. Ma nello stesso contesto, dove la musica è in una fiorente cultura rock, egli è in questa cultura del soft rock o come si chiama. Allora è un poeta che lavora nelle stesse condizioni di un poeta del Terzo Mondo, perchè è vicino alla musica ed è più vicino al pulsare delle cose.

Hamner: E' più vicino alla gente?

Giusto. C'è una specie di output meccanico di migliaia di libri di versi che escono dagli States, di poeti di grandissimo talento che mancano proprio di un elemento – e questo non è soltanto una lirica: l'elemento della totalità della canzone. Penso che la stampa abbia fatto molti danni alla poesia. Per me, dove il poema comincia, inevitabilmente, è nel contatto tra la mia mano e la carta, o tra la mia mente e la carta. Scrivere è quasi automatico. Holley Stevens la figlia di Wallace Stevens, mi ha raccontato che suo padre era solito comporre quei lunghi poemi passeggiando. Raccontava come uscisse per lunghe passeggiate, parlando a se stesso e componendo queste cose, per poi tornare e metterle giù. Ora il ritmo del passeggio è il pentametro giambico, giusto? Quindi vedete come si potrebbe andare avanti così?

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La frammentazione nelle forme espressive contemporanee è anche probabilmente collegabile a quella dei modi di vita che si incontrano nelle realtà urbane. Walcott ne è certamente cosciente (nota lui stesso che la sua posizione potrebbe apparire romantica, citando esempi che si situano ancora fuori dall'industria culturale e conservano memorie di situazioni premoderne), ma insiste egualmente, quando sembra sottolineare in Dylan qualcosa di simultaneamente arcaico e universale che hanno i poeti del Terzo Mondo. Walcott arrivava alla fine ad intuire, e Carrera lo ripete, che nessun poeta "scritto" di oggi, è mai riuscito a fare, nemmeno in piccolo, quello che facevano i poemi omerici nell'antichità, cioè creare una specie di comunità di sentimenti, una "concatenazione collettiva" attorno a lui. E invece, Dylan, un pochino, c'è riuscito. Quanto questo sia difficile, e diverso, dallo scrivere un bel testo, Walcott lo misurò nel realizzare insieme a Paul Simon, nel 1978, il musical "The Capeman",che finì in un fiasco clamoroso. (Si trattava della storia di Salvador Agron, un gangster portoricano che alla fine degli anni 50 uccise due teenagers, per poi trasformarsi, in carcere,in un poeta.) Se l'uomo riuscirà mai a ritrovare se stesso, come si auspica nella poesia qui sotto,non dipenderà solo da noi come individui, ma anche da noi come collettività. Dedichiamocela, per onorare il passaggio terreno del vecchio poeta:

Amore dopo amore

Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

[da Mappa del nuovo Mondo]

( https://www.youtube.com/watch?v=8CTipjWLflA )

ciao, Miscio.

Grazie per averci raccontato questo episodio che non conoscevo. SYNT (see you next time), live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Lunedì 20 Marzo 2017

Grazie incredibile Chuck!!!

Credo sia stato Febbraio del ’97, con mia moglie, mio figlio che era da poco tornato dopo sei anni di vita a Londra, ci siamo fiondati al vecchio Palalido di Milano, il più disgraziato dei posti per ascoltare musica, uno scatolone dove dopo 5 minuti gli echi dei suoni diventano come il rombo di uno strormo di bombardieri e non si capiva più un tubo. Ma quella sera c’era Chuck Berry, l’incredibile inventore della chitarra rock&roll, colui che aveva dettato le regole per milioni di chitarristi che si erano innamorati dei suoi fantastici riff. Camicia giallina piena di lustrini, pantaloni bianchi, immancabile berretto da marinaio, entra in scena accolto da un boato di tutti noi che finalmente avevamo la “leggenda del rock” davanti agli occhi, stavamo per sentire la sua voce, le sue inossidabili canzoni, la sua 335 rossa e soprattutto il mitico “duck walk”. Come sua abitudine, Chuck girava il mondo da solo, pretendeva che l’organizzatore del concerto gli facesse trovare una band, batteria, piano, basso e chitarra, del luogo, tanto le sue canzoni le conoscevano tutti e lui non voleva pagare nessun musicista per accompagnarlo, lui era Chuck Berry, suonare con lui doveva essere un onore, e l’onere spettava naturalmente all’organizzatore. Quattro ragazzi milanesi, i Cherry Pie, abbastanza intimoriti lo stavano aspettando sul palco quasi tremanti per la paura di incontrare cotanto personaggio. Lui sale con la sua rossa 335 e senza dire niente a nessuno attacca Maybelline. Alla fine la folla fischia non Berry ma l’organizzazione per il suono pessimo al limite dell’ascoltabilità, i quattro ragazzi sono sempre più intimoriti ed umiliati, Chuck va dal pianista e gli suona alcuni accordi per fargli capire come deve essere la dinamica dello strumento, lo stesso fa a turno con gli altri strumentisti. Chuck non dice loro i titoli delle canzoni che sta per iniziare e si vede chiaramente che il concerto dal punto di vista musicale è una vera ciofeca, l’approssimazione regnava sovrana, ma Chuck e la sua chitarra passavano sopra a tutte queste inezie e quando immediatame dopo iniziò Johnny B.Goode il Palalido sembrò essere stato colpito da una bomba d’aereo da 500 Kg. che fece tremare il vecchio palasport.
Il pubblico di tutte le età, che fino allora aveva fischiato protestando per il suono sporco e cacofonico della chitarra di Berry e dei suoi occasionali accampagnatori, impazzì di gioia. Aveva ragione lui, l’incredibile Mr. Rock & Roll, la verace formula del rock primigenio non ha segreti. Uno spietato riff di chitarra, due strofette cantate in allegria ed ecco che i piedi della folla si muovono da soli sul parterre. Era inutile, impossibile resistere all’elisir della gioia e tutti finiamo per perdonargli le pecche.
Il concerto continuò tra gioia e malumori, ma appena il pubblico riconosceva gli attacchi irresistibili di canzoni da leggenda come Roll over Beethoven, Sweet little sixteen, Rock and roll music o Memphis Tennessee, scattava la magia e la gente andava in trance da R&R. Alla fine del concerto Berry chiamò una diecina di ragazze in platea a ballare freneticamente accanto a lui. Lui era allegro e felice quando ha attaccato credo Bye Johnny Bye e col suo duck walk è uscito dal palco finendo così una caotica esibizione. Ricordo che, pur essendo preparato ad una cosa simile, quando se ne andò in quella maniera mi incazzai come una bestia, ma quell’oretta di magie che ci ha regalato mi è rimasta impressa nel cuore, e quando ripenso a quella sera un sorriso mi spunta ancora sulle labbra. Grande incredibile Chuck, grazie per avermi mostrato cos’era il vero rock & Roll, quello genuino, sincero e spartano, senza tanti fronzoli a far da riempimento, pura essenza allo stato brado, rest in peace!
Mr.Tambourine


 

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Blood On The Tapes / The New York Sessions (Blood On The Tracks Sessions)

 

Personnel:
Bob Dylan - voce, chitarra, armonica a bocca,
Tony Brown - basso
Eric Weissberg - banjo, chitarra
Charlie Brown III - chitarra
Buddy Cage - chitarra steel
Barry Kornfeld - chitarra
Richard Crooks - batteria
Paul Griffin - organo, tastiere
Thomas McFaul - Tastiere

Inizialmente Dylan aveva pensato di registrare Blood on the Tracks con un gruppo di supporto elettrico, e contattatò Mike Bloomfield e gli fece ascoltare i demo delle canzoni che aveva scritto. Bloomfield disse in proposito: "Tutti i pezzi avevano lo stesso sound per me, erano tutti nella stessa tonalità, tutte in accordatura aperta di Re con il capotasto al secondo tasto per portare la tonalità in Mi. I demo non piacquero a Bloomfield che rifiutò l’invito a registrare con Dylan che si incazzò moilto per la rispostra negativa di Mike. Alla fine, Dylan abbandonò l'idea di registrare l'album con una band, e sostituì tutto con arrangiamenti di sapore acustico per tutte le canzoni
Queste sono le versioni registrate a New York delle dieci canzoni (in realtà le canzoni erano undici perchè “Up To Me” fu scartata e pubblicata anni dopo sull’album “Bioghraph”) dell'album furono originariamente registrate a New York negli A&R Studios e prodotte da Phil Ramone.
Dylan chiese espressamente la presenza in studio del chitarrista Eric Weissberg e del suo gruppo “The Deliverance”, ma la cosa sarà un vero disastro e la collaborazione durerà solo un giorno. Il giorno 16 Settembre 1974 verranno registrate diverse takes di Tangled Up In Blue, le prime prove di Simple Twist of Fate, If You See Her Say Hello, Lily, Rosemary and the Jack of Hearts, Call Letter Blues che diventerà Meet Me In The Morning (che con diverse sovraincisioni ed un testo diverso sarà l’unico pezzo che vede la partecipazione dei Deliverance non accreditati), You're a Big Girl Now ed alcuni brani rimasti sconosciuti tra i quail Belltower Blues e Ain’t Funny.
Quando la Columbia aveva già preparato gli acetati definitivi per la stampa dell'LP, Dylan cambiò idea sugli arrangiamenti dei brani, e volle ri-registrare cinque delle canzoni a Minneapolis (
"Tangled Up in Blue", "You're a Big Girl Now", "Idiot Wind", "Lily, Rosemary and the Jack of Hearts" e "If You See Her, Say Hello") con un gruppo di musicisti locali assemblati da suo fratello David Zimmerman: Kevin Odegard (guitar), Chris Weber (guitar), Gregg Inhofer (keyboards), Billy Peterson (bass), Bill Berg (drum), Peter Ostroushko (mandolin) che ingiustamente non vennero mai accreditati sull'album.

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L’accordatura aperta di Blood On The Tracks (1975)

di Leonardo Mazzei

In alcune canzoni, della sua produzione, ed in tutte quelle di Blood On The Tracks, Dylan ha
usato una particolare accordatura della chitarra definita accordatura “aperta”. Questo tipo di
accordatura consiste nell’accordare tutte le corde dello strumento in una chiave. Le conseguenze
che scaturiscono dall’utilizzare l’accordatura aperta sono molteplici; Il suono creato, ad esempio,
è molto particolare e si differenzia nettamente da un suono che si potrebbe avere con una chitarra
in accordatura “tipica” e, ancora, le diteggiature degli accordi risultano particolarmente semplici;
La musica da suonare, però, è più limitata alla chiave nella quale è accordato lo strumento. Le
accordature aperte più comuni sono quelle di Re, di Mi e di Sol. Tralasciando l’accordatura di
Sol, tipicamente utilizzata nello stile del Delta Blues, le accordature in Re e Mi sono
fondamentalmente identiche, ma con un tono di differenza. L’accordatura di Mi produce un suono
davvero particolarissimo, ma per la tensione da dare alle corde per produrla non è
particolarmente consigliata. La si ottiene comunque accordando la chitarra in Re ed utilizzando il
capotasto al secondo tasto, il che è, quasi sicuramente, anche quello che ha fatto Dylan.

Mettiamo adesso a confronto l’accordatura tipica con quelle di Re e di Mi utilizzate in BOTT.

Corde654321Accordatura TipicaMiLaReSolSiMiAccordatura aperta in REReLaReFa#LaReAccordatura
aperta in MiMiSiMiSol#SiMi

Ed ecco gli accordi e le diteggiature utilizzate da Dylan sulle canzoni di Blood On The Tracks in accordatura aperta:

Tangled up in Blue

Mi vii 000897
Re v 000675
La 020120
Si7 x02120
Do#m 020020
Mi 054000
Si(ii) 042000
Mi maj7 004340

|: Mi vii Re v Mi vii Re v :|


Mi vii Re v

Early one mornin' the sun was shinin',

Mi vii Re v

I was layin' in bed

Mi vii Re v

Wond'rin' if she'd changed at all

La

If her hair was still red.

Mi vii Re v

Her folks they said our lives together

Mi vii Re v

Sure was gonna be rough

Mi vii Re v

They never did like Mama's homemade dress

La

Papa's bankbook wasn't big enough.

Si 11 Do#m

And I was standin' on the side of the road

Mi Si(ii) La

Rain fallin' on my shoes

Si 7 Do#m

Heading out for the East Coast

Mi Si(ii) La Si11

Lord knows I've paid some dues gettin' through,

Mi maj7 Si11 Mi

Tangled up in blue.


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Simple Twist Of Fate

Mi 054000
Mimaj7 044000
Mi7 034000
La 020120
La m xx5450
Si(ii) x42000
La' 020100 (La add9)
Si11 x02120
Si11' x02100 (Si 7add11)

Mi
They sat together in the park
Mi maj7
As the evening sky grew dark,
Mi7
She looked at him and he felt a spark
La La'
tingle to his bones.
Lam
'Twas then he felt alone
Mi Si(ii) La La'
and wished that he'd gone straight
Mi Si11 Si11' Mi
And watched out for a simple twist of fate.


--------------------------------------------------------------------------------

You're A Big Girl Now

Mi maj7 004340
Si7 002120
Mi(iv) 054000
Si(ii) 042000
La 020120
Fa#m7 xx2120
Mi 000000
Si vii 777777

Mimaj7 . . Si11 | Mi(iv) . . . |

Mimaj7 Si11
Our conversation was short and sweet
Mimaj7 Si11
It nearly swept me off-a my feet.
Mi(iv) Si(ii) La
And I'm back in the rain, mm - mm
Mi(iv) Si(ii) La
And you are on dry land, mm - mm
Fa#m7
You made it there somehow
Mimaj7 Si11 Mi(iv) . . La | Mi Si(vii) . . |
You're a big girl now.

--------------------------------------------------------------------------------

Idiot Wind

La m xx5450 o x05450
Si sus4 xx0877
Si(vii) x07777

Mi 054000

Do#m 020020
Sol#m xx4340
La 020120 o 020100
Si11 x02120

Intro: La m Si sus4 Si(vii) Mi

La m Si sus4 Si vii Mi
Someone's got it in for me, they're planting stories in the
press
La m Si sus4
Si(vii) Mi
Whoever it is I wish they'd cut it but when they will I can only
guess.
Do#m Sol#m La Mi
They say I shot a man named Gray and took his wife to Italy,
Do#m Sol#m La Mi
She inherited a million bucks and when she died it came to me.
Sol#m Si11
I can't help it if I'm lucky.

… … …

Mi La Mi
Idiot wind, blowing every time you move your mouth
La Si11
Blowing down the backroads headin' south.
Mi La Mi
Idiot wind, blowing every time you move your teeth,
La
You're an idiot, babe.
Si11 Mi
It's a wonder that you still know how to breathe.

Mi La Mi La


--------------------------------------------------------------------------------

You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go

Mi 054000
Mi maj7 004340
La 020120
Si11 x02120
Fa# 222222
La' 020100 (La add9)
Si' 002100 (Si7add11)

Mi Mi maj7
I've seen love go by my door

La

It's never been this close before
Mi Mi maj7 Si11
Never been so easy or so slow.
Mi Mi maj7
Been shooting in the dark too long
La
When somethin's not right it's wrong
Mi Si11 Mi . . .
You're gonna make me lonesome when you go.

… … …

Si11 Mi
Flowers on the hillside, bloomin' crazy,
Si11 Mi
Crickets talkin' back and forth in rhyme,
Fa#
Blue river runnin' slow and lazy,
La'
I could stay with you forever
Si'
And never realize the time.


--------------------------------------------------------------------------------

Meet Me In The Morning

Mi 000000

La 020120

Mi7 000030

Si7 xx7775


Mi Si7 LA |Mi . . La |Mi . . . |

Meet me in the morning, 56th and Wabasha

La Mi . . . |. . . . |

Meet me in the morning, 56th and Wabasha

Si7

Honey, we could be in Kansas

La Mi

By time the snow begins to thaw


--------------------------------------------------------------------------------

Lily, Rosemary And The Jack Of Hearts


E 054300

A 020100 o 020120
B x02100
B(ii) 042000 o 042300

Mi La Mi
La Mi
The festival was over, the boys were all plannin' for a fall,
Mi La Mi
La Mi
The cabaret was quiet except for the drillin' in the wall -
La Mi Si Mi
The curfew had been lifted and the gamblin' wheel shut down,
La Mi Si
Anyone with any sense had already left town.
Mi Si(ii) La
Mi
He was standin' in the doorway looking' like the Jack of
Hearts.


--------------------------------------------------------------------------------

If You See Her, Say Hello

Mi 054000

La 020120
Si11 002120
Do#m 020020
Si(ii) 042000
Mi maj7 004340

Mi
Mi La Mi Si11 Mi
If you see her, say hello, she might be in Tangier
La Mi Si11
She left here last early spring, is livin' there, I hear
Do#m Mi La
Say for me that I'm all right though new things come and go
Mi Mi maj7
Si11 Mi
She might think that I've forgotten her, don't tell her it isn't so.


--------------------------------------------------------------------------------

Shelter From The Storm

Mi 054000

Si 042000
La 020120

Mi Si La Mi
'Twas in another lifetime, one of toil and blood

Mi Si La

When blackness was a virtue and the road was full of mud
Mi Si La
I came in from the wilderness, a creature void of form.
Mi Si La Mi
"Come in," she said, "I'll give you shelter from the storm."

Si La Mi

Mi Si La Mi


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Buckets Of Rain è esclusa dato che la versione originale è arpeggiata.


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Scoperto finalmente il mistero della banana di Andy Wharol

La gialla banana che si diceva essere stata disegnata da Andy Wharol è sempre stato un mistero per i fans di tutto il mopndo che si sono chiesti per anni dove Warhol avesse trovato l'ispirazione per quello che è diventato un simbolo “cult” stampato sulla copertina del primo disco di “The Velvet Underground & Nico”.
Come riportato dal sito dangerousmind.net, Howie Pyro ha raccontato sul suo sito Facebook come ha scoperto da dove Wharol aveva copiato la famosa banana.
Pyro ha rivelato che si è accidentalmente imbattuto nella banana originale in un negozio di roba usata nel Lower East Side di New York.
"C'è un negozio al numero 832 di Broadway che non avevo mai visto prima, a destra lungo la strada, il “Forbidden Planet”, vicino al grandissimo negozio dello Strand Book Store. Sono entrato e c'erano un sacco di cose molto interessanti per me. Ho trovato alcuni vecchi dischi , un enorme scorta di giornali scandalosi e disgustosi tabloid dagli anni sessanta che ho continuato a comprare lì per un paio di mesi più alcuni vecchi soprammobili.

   

"Ho urtato qualcosa su un tavolo affollato pieno dicianfrusaglie ed ho sentito un grande CLANG sul pavimento di cemento. Mi son chinato a raccoglierl. Era una di quelle a basso costo, un posacenere triangolare di latta che di solito pubblicizzano pneumatici per autovetture o qualunque banalità del genere. L’ho preso (era a faccia in giù) e quando l’ho girato sono rimasto sorpreso nel vedere ... LA BANANA !! "

Sul posacenere c’era l’identica imagine della famosa banana del disco con le scritte:
Don’t you like a banana? ENJOY BANANA. Presented by WING CORP. designed by LEO KONO production.

Howie Pyro ha cercato in Internet i riferimenti ma, essendo il posacenere un oggetto degli anni ‘60, non ha trovato alcun riferimento per WING CORP. e per LEO KONO production, probabilmente sono aziende che hanno cessato di esistere molti anni fa.
Finalmente è stato svelato il mistero di dove Warhol aveva trovato l’ispirazione per la copertina dell’album di “The Velvet Underground & Nico”
Pyro dice che sta ora ha messo l’oggetto supercult in un posto sicuro.

 

 
Venerdì 17 Marzo 2017

Talkin' 10063 - dinve56

Oggetto: Up to me ed altro

Grazie Mr. Tambourine.
Che bel commento a tutto l'album di Dylan che contiene questi gioielli.Grazie per le indicazioni utili a navigare sul sito e per la traduzione con testo a fronte di "Up to me". Oggi la giornata comincia con il cuore sereno e la mente lucida. Alla prossima. Lunga vita. Carla


Ciao Carla, sono veramente felice che Maggie's Farm ti abbia aiutato anche ad uscire da un periodo di quelli brutti. Continua così, sei sulla strada giusta, quando una persona ha sete di sapere cose nuove significa che è viva più che mai! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10062 - ernesto.lottaroli

Ciao Mr.Tambourine,
avete parlato della Rolling Thunder Revue recentemente, cazzeggiando in internet ho trovato questa foto ma non riconosco tutti i personaggi. Potresti darmi un suggerimento? Grazie, Ciao, Ernst.

Da sinistra a destra: Allen Ginsberg, Ramblin' Jack Elliott (acoustic guitar), "T Bone" Burnett (electric guitar), Joan Baez (voice, acoustic guitar), Mick Ronson (David Bowie Guitarist - electric guitar), Bob Dylan (acousatic guitar, mouthharp), Scarlet Rivera (violin), Luther Rix (Drum), Rob Stoner (bass), Ronee Blakley (maracas), David Mansfield (mandolin). Spero di non aver sbagliato nessuno. Ciao, Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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SOON
(by George Gershwin)

PRESTO
di George Gershwin

eseguita alla Brooklyn Academy of Music, Opera House di Brooklyn, New York, l'11 Marzo 1987 al "Gershwin Gala", un omaggio alla collaborazione musicale di George e Ira Gershwin per celebrare il 125 ° anniversario della Brooklyn Academy of Music"

traduzione di Michele Murino

Presto le notti solitarie finiranno
Presto due cuori si uniranno in un cuore solo
Ho trovato la felicità che aspettavo
La sola ragazza del mio destino

Oh, presto un piccolo cottage ci troverà
al sicuro con tutte le nostre preoccupazioni alle spalle
Il giorno in cui sarai mia il mondo intero sarà in armonia
Che quel giorno arrivi presto

SOON
by George Gershwin

Soon the lonely nights will be ended,
Soon, two hearts as one will be blended.
I've found the happiness I've waited for.
The only girl that I was fated for.

Oh, soon a little cottage will find us
Safe with all our cares far behind us
The day you're mine this world will be in tune
Let's make that day come soon.

 

 
Giovedì 16 Marzo 2017

Talkin' 10061 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
salve a tutti gli amici della Fattoria. Lo spirito del sito è, giustamente, conoscere Dylan, scambiare opinioni e divertirsi. Vi assicuro che, da quando frequento il sito e scambio opinioni con voi, ho ritrovato un po' di buon umore dopo un periodo di "catramonaccia" di quelle brutte brutte brutte.Non dimentichiamo l'ironia e il dinamismo dylaniani. Un'interpretazione univoca dei testi poetici non è del tutto possibile. Ogni lettore legge, ascolta, interpreta secondo la sua sensibilità e nessuno ha la "verità" in tasca. I commenti ultimi su "Simple Twist Of Fate" sono densi di verità: l'atmosfera e il tempo della lirica sono vaghi, sovrapposti, difficilmente riconducibili ad una situazione definita, ma è pur vero che si sente un grande rimpianto per una donna. La lirica narra infatti l'incontro di un uomo e una donna in un parco sul far della sera, prosegue con una passeggiata lungo il canale e la sosta in uno strano hotel con "una luce lampeggiante". Un sassofono suona mentre la donna si allontana e l'uomo si sveglia - la stanza è deserta - e lui sente un grande vuoto dentro, causato da un semplice scherzo del destino e, proprio perciò, inspiegabile. Nelle due ultime strofe l'Autore "sente il ticchettio degli orologi/ e cammina con un pappagallo che parla / la cerca sulla banchina di fronte al mare dove tutti i velieri fanno ritorno / Forse lei lo ritroverà ancora per una volta... Solo nell'ultima strofa Dylan lascia la terza persona e chiude la lirica in prima persona :"io ancora credo che fosse la mia gemella, ma ho perduto l'anello...". Ha ragione chi dice che il tema della lirica è il rimpianto per Sara o chi sostiene che altra sia la donna della poesia? Il rimpianto per Sara, biograficamente plausibile, non impedisce di vedere nella poesia il tema dell'impossibilità di riconoscere l'anima gemella o la metà che dir si voglia. L'anello, secondo me, non è da intendersi come l'oggetto che si scambiano gli innamorati come pegno di fedeltà, ma l'oggetto che consente ai gemelli separati dal destino di riconoscersi. La poesia non esclude che ci si possa reincontrare in un altro momento della vita, del resto l'anello è circolare e, alla lunga, richiama la circolarità ariostesca delle vicende umane. Il destino sovrasta tutti noi - dice il grande-piccolo ebreo Bob - si prende gioco di noi, ci fa incontrrare, ma non ci dà la possibilità di riconoscerci, poichè, anche quando troviamo la nostra "metà/twin", la lasciamo partire, avendo perduto l'anello. Buona e lunga vita ascoltando e amando questo grande che vive ancora in mezzo a noi! Carla.


Credo che tu abbia formalmente ragione, la circolarità ariostesca sembra proprio essere una caratteristica di "Simple Twist Of Fate". Mi permetto di riportare sotto cosa si deve intendere per circolarità ariostesca che viene adottata dal poeta nell' Orlando Furioso:

Ogni personaggio citato nell' Orlando furioso, ma in particolare all'interno del I° canto, è alla ricerca di un oggetto o di una persona. Desiderandolo ardentemente, ogni personaggio, maggiore o minore che sia, compie numerose peripezie recandosi in tutte le regioni del mondo per cercare questo oggetto. Questa ricerca viene definita inchiesta. Il motivo dell’inchiesta si dichiara sin dall’apertura del poema, nel canto I°, che è subito percorso dal movimento incessante di vari cavalieri nella selva. L’inchiesta inconcludente si traduce in un movimento circolare in quanto non trova mai una soluzione, ma ritorna sempre su se stesso, ad indicare il carattere ossessivamente ripetitivo della ricerca. Il movimento circolare trova espressione in una formula che compare di frequente nel poema, in varie forme, “ di qua di là”, “ di su di giù”, “or quinci or quindi”. Il moto circolare e l’azione ripetitiva rendono metaforicamente il senso della ricerca continua e inappagata. L’inseguire vanamente questi oggetti deludenti costituisce per i personaggi uno sviamento materiale o morale, meglio identificabile nella parola "errore". Difatti il viaggio di ogni essere umano viene definito "errare", girare a vuoto: questo sottolinea ancor di più il vagabondare all'interno di uno spazio labirintico dove spesso l'animo umano sbaglia e si smarrisce. Ma il movimento è circolare, poichè torna sempre tutto al punto di partenza e oltretutto è un movimento insensato, senza meta reale, perchè l’oggetto del desiderio sempre si dilegua, è irraggiungibile.

C'è molto che assomiglia a questa procedura in Simple, dove pare che i due innamorati si cerchino ma non riescono a rimanere insieme, qualcosa li separa sempre, forse quel destino al quale piace fare sempre scherzi agli umani. La soluzione migliore per accettare queste negatività è sbrigare la cosa come dice Dylan "E' unsemplice scherzo del destino", come a voler significare che è inutile combattere contro l'inelluttabilità di certe cose. Simple nasce dopo la separazione di Bob e Sara, è certamente quell'aria di fatale rassegnazione che avvolge la canzone è figlia di questa delusione, perchè Sara è stata "la donna di Dylan". Lui sa che la maggior parte della colpa del naufragio del loro legame è da attribuire a lui, alle sue stranezze mentali dopo il lavaggio del cervello subito da Norman Rauben, quando torna a casa e si accorge che qualcosa è in lui è cambiata, Sara non lo capisce più e anche lui è confuso da questa nuova svolta che la sua vita ha preso, forse un altro scherzo del destino. Le allegorie dei gemelli e dell'anello calzano a pennello nel testo, d' altra parte Dylan sarà sempre maestro delle circonlocuzioni. In questo caso il destino diventa come un'entità reale e non un concetto astratto, per aver modo di dare la possibilità al poeta di dare la colpa a qualcos'altro levandosi il peso dei suoi dubbi dalla coscienza, meglio personificare il destino e dare a lui la colpa di tutto, quasi una copia della "Coscienza di Zeno" di Svevo, romazo nel quale l'individuo, Zeno appunto, si sente come malato e inetto, sempre alla ricerca di qualcosa che lo possa guarire dal suoi malessere attraverso tentativi a volte che generano effetti controproducenti. Particolare interessante è la concezione che Zeno ha di sé confrontandosi con gli altri personaggi del romanzo: egli sa di avere qualcosa di malato e perciò considera gli altri "sani", ma proprio perché questi ultimi sanno di esser "normali" tendono a rimanere cristallizzati nel loro stato, mentre Zeno, inquieto, si considera un incapace e per questo è disposto al cambiamento e a sperimentare "nuove forme di esistenza". Sulla base di questa convinzione egli finisce col ribaltare il rapporto tra sanità e malattia: l'inettitudine si configura come una condizione aperta, disponibile ad ogni forma di sviluppo; e di conseguenza la sanità si riduce ad un difetto, l'immutabilità. Ma la cosa a Dyulan non riesce fino in fondo, il fallimento di fondo permea la canzone come un fiume in piena e lascia l'amaro in bocca, d'altro canto non è una canzone fenomenale per niente, è diventata una canzone "guida" proprio per la sua struttura e per la sua narrazione atipica. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Mercoledì 15 Marzo 2017

Talkin' 10060 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
"chapeau" a te e a Miscio; complimentissimi davvero! Due interventi ampi, ma comprensibilissimi e attinenti allo sforzo di interpretare il poeta nel testo oltre che nella musica. Su "Simple Twist Of Fate" non ho molto da aggiungere, ma, se avete un attimo di pazienza, integro con una mia osservazione. Geniale l' associazione del pappagallo alla coscienza. Era da un po' che cercavo di associare un senso a questa figura inedita, e non mi veniva in mente nulla; l'interpretazione di Miscio è convincente, così come Mr.Tambourine spiega bene la genesi vitale delle poesie di Dylan, che non nascono in Accademia, ma immerse nella vita reale. Il nostro, in "Tarantula", chiama "poeti senza naso" quelli che non hanno un'autentica ispirazione, ma imitano poesie altrui, facendo, appunto, accademia e non poesia. Andrò ad ascoltare "Up to me", perchè ciò che di questa canzone ha detto Miscio la rende degna di attenzione e mi conferma nell' intuizione che l'armonica sia più densa di significato, per Dylan, della chitarra. Ho già ricordato il tema della identità-bocca diversa dall'identità occhio, presente in "Tarantula". Onde evitare i vostri fulmini (sono prolissa e mi perdo...), vengo alla mia osservazione su "Simple Twist...". Secondo me l'altra immagine-chiave della poesia, oltre al pappagallo, è "l'anello" (Io ancora credo che fosse la mia gemella-twin in inglese, ma ho perduto l'anello). Se interpretiamo "anello" come oggetto che rappresenta la promessa di fedeltà che si scambiano gli innamorati, alla domanda "chi è la donna rimpianta dal poeta" dovremmo dare più risposte, oppure potremmo accettare la versione di Jacob, fonte autorevole, e dire che il poeta rimpiange Sara. Se interpretiamo la parola "anello", collegandola a "twin" che significa, oltre che "gemello/a" anche "metà", la mia ipotesi è che, qui, l'anello sia da intendere come l'oggetto con cui i gemelli separati dalla sorte possono riconoscersi a distanza di tempo dalla separazione. Allora il senso della poesia potrebbe essere che il destino ci fa incontrare moltre persone, ma abbiamo perduto l'anello, cioè la possibilità di riconoscere il nostro/a "twin", gemello/a. Su ciò che ha detto Mr.Tambourine di Dylan verso la fine del suo intervento, avrei delle osservazioni ma, per oggi può bastare. Non trovo più, sul sito, le canzoni in ordine alfabetico. Chi traduce "for me" "up to me"? Lunga vita . Carla.

Prima di tutto la procedura per trovare i testi: Nella pagina di Maggie's farm, prima delle News troverai "ARCHIVIO", cliccvaci sopra, fai scorrere un pochino, nel terzo spazio c'è scritto "TESTI E TRADUZIONI", e nello stesso spazio alla prima riga trovi  "TUTTI I TESTI E LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLE CANZONI". Cliccaci sopra e ti si aprirà questa pagina:

http://www.maggiesfarm.eu/testietraduzioni22015.htm 

con tutti i testi elencati in ordine alfabetico, vai alla lettera U e troverai "Up To Me". Comunque te le riporto sotto anche a beneficio di altri:

UP TO ME
da "Biograph"

TOCCA A ME
parole e musica Bob Dylan

traduzione di Leonardo Mazzei

Ogni cosa è andata di male in peggio
I soldi non hanno mai cambiato niente
La morte continua a seguirci e a rintracciarci
Almeno ho sentito il tuo uccello blu cantare
Adesso qualcuno deve mostrare le mani
Il tempo è un nemico
So che sei andata via da tempo
Suppongo tocchi a me.

Se ci ripenso, non avrei mai dovuto farlo
Suppongo di averlo lasciato accadere
Se avessi fatto attenzione a quello che gli altri pensavano
Il cuore dentro di me sarebbe morto
Ero semplicemente troppo testardo per essere governato
Da una pazzia costretta
Qualcuno dovrebbe allungare la mano ed afferrare la stella nascente
Suppongo tocchi a me.

Ora, il sindacato centrale si sta tirando fuori
Le orchidee fioriscono
Mi rimane un'unica maglietta buona
E sa di vecchio
In quattordici mesi ho sorriso solo una volta
E non lo fatto coscientemente
Qualcuno deve trovare le tue orme
Suppongo tocchi a me

Era come una rivelazione
Quando mi tradisti con il tuo tocco
Volevo solo convincermi
che niente era cambiato poi molto
Il vecchio grassoccio con la maschera di ferro
Mi passò la chiave principale
Qualcuno deve aprire il tuo cuore
Lui mi disse che toccava a me

Ora, ti ho visto lentamente scomparire
Giù nella società per ufficiali
Avrei voluto seguirti nella porta
Ma non avevo il biglietto
Così attesi tutta la notte sino allo scoccare del giorno
Sperando che uno di noi riuscisse a liberarsi
Oh, quando l'alba si fece luce sul ponte del fiume
Sapevo che toccava a me

L'unica cosa decente che feci
Quando lavoravo come impiegato postale
Fu di strappare la tua foto dal muro
Vicino alla gabbia nella quale ero solito lavorare
Ero uno stupido o no
A proteggere la tua reale identità
Sembravi un po' scottato, amico
Ho pensato che toccava a me

Incontrai qualcuno faccia a faccia
Mi dovetti togliere il cappello
Lei è tutto quello di cui ho bisogno e che amo
Ma non posso essere scosso da questo
Questo mi spaventa, la tremenda verità
Di quanto la vita possa essere dolce
Ma lei non sta facendo una mossa
E suppongo tocchi a me

Ora abbiamo ascoltato il sermone sulla montagna
E sapevo che era troppo complesso
Non poteva voler dire più
Di quanto possa riflettere il vetro rotto
Quando mordi più di quanto tu possa masticare *
Devi pagare pegno
Qualcuno dovrebbe raccontare la storia
Suppongo tocchi a me

Dupree viene a fare il ruffiano stanotte
Al Thunderbird Café
Crystal vuole parlare con lui
Io devo guardare da qualche altra parte
Ora, semplicemente non posso riposare senza di te, amore
Ho bisogno della tua compagnia
Tu non stai per varcare il confine
E suppongo tocchi a me

C'è un biglietto lasciato nella bottiglia
Puoi darla ad Estelle
Lei è l'unica sulla quale ti chiedevi
Ma non c'è davvero più niente da dire
Entrambi abbiamo sentito delle voci per un po'
Ed ora il resto è storia
Qualcuno deve piangere delle lacrime
Suppongo tocchi a me

Ora andate avanti ragazzi, battete le mani
La vita è una pantomima
Il capobanda dal capoluogo di contea
Dice che non avete così tanto tempo
E la ragazza con me dietro le ombre
Non ha le mie facoltà
Qualcuno di noi deve prendere la sua strada
Suppongo che tocchi a me

E se non ci rincontreremo mai
Baby ricordati di me
Di come la mia solitaria chitarra suonava dolcemente per te
Questa melodia d'altri tempi
E l'armonica sulla mia gola
La suonavo per te senza pretese
Nessun altro potrebbe suonare questo motivo
Sai che toccava a me

* equivale al nostro "fare il passo più lungo della gamba"

UP TO ME
words and music Bob Dylan

Everything went from bad to worse, money never changed a thing
Death kept followin', trackin' us down, at least I heard you bluebird sing
Now somebody's got to show their hand, time is an enemy,
I know you're long gone,
I guess it must be up to me.

If I'd thought about it I never would've done it, I guess I
would've let it slide
If I'd lived my life by what others were thinkin',the heart
inside me would've died
I was just too stubborn to ever be governed by enforced insanity,
Someone had to reach for the risin' star,
I guess it was up to me.

Oh, the Union Central is pullin' out and the orchids are in bloom,
I've only got me one good shirt left and it smells of stale perfume.
In fourteen months I've only smiled once and I didn't do it consciously,
Somebody's got to find your trail,
I guess it must be up to me.

It was like a revelation when you betrayed me with your touch,
I'd just about convinced myself that nothin' had changed that much.
The old Rounder in the iron mask slipped me the master key,
Somebody had to unlock your heart,
He said it was up to me.

Well, I watched you slowly disappear down into the officers' club,
I would've followed you in the door but I didn't have a ticket stub.
So I waited all night 'til the break of day, hopin' one of us could get free,
When the dawn came over the river bridge,
I knew it was up to me.

Oh, the only decent thing I did when I worked as a postal clerk
Was to haul your picture down off the wall near the cage
where I used to work.
Was I a fool or not to try to protect your identity?
You looked a little burned out, my friend,
I thought it might be up to me.

Well, I met somebody face to face and I had to remove my hat,
She's everything I need and love but I can't be swayed by that.
It frightens me, the awful truth of how sweet life can be,
But she ain't a-gonna make me move,
I guess it must be up to me.

We heard the Sermon on the Mount and I knew it was too complex,
It didn't amount to anything more than what the broken glass reflects.
When you bite off more than you can chew you pay the penalty,
Somebody's got to tell the tale,
I guess it must be up to me.

Well, Dupree came in pimpin' tonight to the Thunderbird Cafe,
Crystal wanted to talk to him, I had to look the other way.
Well, I just can't rest without you, love, I need your company,
But you ain't a-gonna cross the line,
I guess it must be up to me.

There's a note left in the bottle, you can give it to Estelle,
She's the one you been wond'rin' about, but there's really nothin' much to tell.
We both heard voices for a while, now the rest is history,
Somebody's got to cry some tears,
I guess it must be up to me.

So go on, boys, and play your hands, life is a pantomime,
The ringleaders from the county seat say you don't have all that much time.
And the girl with me behind the shades, she ain't my property,
One of us has got to hit the road,
I guess it must be up to me.

And if we never meet again, baby, remember me,
How my lone guitar played sweet for you that old-time melody.
And the harmonica around my neck, I blew it for you, free,
No one else could play that tune,
You know it was up to me.

Copyright © 1974 Ram's Horn Music

E’ Jakob che dichiara che questo disco è la fine del matrimonio dei genitori, ha vissuto quei tristi e dolorosi tempi in prima persona sulla sua pelle, perchè dunque bisognerebbe mettere in dubbio la sua parola?
Sara se n'è andata, il matrimonio distrutto, rimangono solo i ricordi. Per superare il momento drammatico si fa strada nella mente di Bob l’idea di tornare “on the road” e ritrovarsi immerso e circondato dal suo pubblico che lo adora ancora, al contrario di Sara che al momento sembra odiarlo. Questo è un Bob Dylan ferito nell’anima ma combattivo quanto mai lo era stato prima, così, all’inizio del1974 abbandona il rifugio isolato di Woodstock e ritorna nella caotica New York per cercar di sanare i suoi tormenti sentimentali con una medicina infallibile: le sue canzoni. Questo lo spunto per "Blood on the tracks", l’album che moltissimi dylaniani considerano il più bello che abbia mai scritto. Difficile stabilire se sia vero oppure no, però una cosa è sicura: "Blood on the tracks" è il disco che segna una svolta cruciale nella carriera di Dylan, il primo passo reale verso la cosidetta maturità artistica. E’ un ritorno alla forza ed allo spirito dei giorni migliori, un’elegia dedicata all'amore e ai suoi fallimenti, una “rima nuova” poetica e struggente dedicata alla donna.
Anche se Dylan ha smentito in svariate occasioni che l’anima del disco sia stata la separazione da Sara, queste canzoni non sarebbero mai uscite dalla penna dylaniana senza l’abbandono di Sara Lownds, colei che per alcuni anni gli aveva dato la serenità familiare e quattro figli, Jesse Byron, Anna Lea, Samuel Isaac Abraham e Jakob Luke, inoltre Dylan adottò anche Maria Lownds (che cambierà cognoe in Dylan) la figlia che Sara aveva avuto dal primo marito.
L’album ebbe una gestazione travagliata prima di trovare la veste giusta per essere pubblicato. Le prime sessioni vedevano il vecchio chitarrista di Dylan Mike Bloomfield ed erano decisamente di sapore già sentito, suoni elettrici che non si adattavamo all’anima di Dylan, così la cosa fu abbandonata per una svolta verso un suono povero e quasi solo acustico, con l’aggiunta di qualche parte di basso, organo e steel guitar a secondo delle necessità. Dopo la prima infarinata Newyorkere e la successiva in Minnesota, Dylan sembra finalmente aver trovato ciò che voleva.
I brani di "Blood on the tracks" sono semplici, impostati su pochi accordi, quasi dovessero raccontare una storia unica invece delle solite tante e diverse. Nei solchi di Blood c’è l’aria della New York anni ‘70, dove stavano nascendo i primi germi della rivoluzione punk. "Blood On The Tracks" è intriso di malinconia, spesso quasi campestre e bucolica. La grandezza dell’album è proprio nella sua apparente "nudità" strumentale, che fa quasi rabbia in contrasto all’opulenza lirica dei testi, di certo tra i migliori mai scritti da Dylan. L’iniziale "Tangled up in blue", uno dei pezzi di Bob più eseguiti dal vivo è tra i migliori dell'intero songbook dylaniano, le canzoni sono “strongs and trues” come non accadeva più ormai dai tempi di "Highway 61" e "Blonde on blonde". È proprio Tangled Up In Blue, con le sue strumming rabbiose di chitarra acustica e il testo che sembra un fiume in piena ad aprire il nuovo cammino: un uomo e una donna ormai lontani che ricordano e ripensano a quello che è stato il loro passato, ricordando "la rivoluzione nell'aria" e gli scritti di "un poeta italiano del tredicesimo secolo" (Dante? non è certo ma possibile, o forse Cavalcanti che raggiungerà l’apice della concezione dell’amore come forza devastante: la donna portatrice della salvezza, ma che strazia e dilania l’animo del poeta che non riesce a sopportarlo, o forse Petrarca che dice « Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond’io nudriva ’l core / in sul mio primo giovenile errore / quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono... ») Non sapremo mai a chi si riferisse Dylan in quella strofa. In “Blood” c’è il nuovo che si lascia il passato ed il vecchio alle spalle, c’è la rabbia e la tristezza, la malinconia ed il rimpianto al posto del tagliente sarcasmo e quelle frasi surreali che caratterizzavano le prime liriche giovanili. In questo disco ogni brano è un gioiello “solitario”, impregnato di poesia amorosa, quasi stilnovista appunto. Così la quasi sussurrata "Simple twist of fate" e l’arpeggio di "You're a big girl now" proseguono sulla nuova strada. Però questo momentaneo idillio, quasi la quiete prima della tempesta, è spazzato via dalla rabbia di "Idiot wind", la protesta dell’eccellenza, che sembra voler scardinare le riflessioni sull'incomunicabilità tra uomo e donna, quasi fosse influenzata dal recente “pasticcio” di Nixon.
A rimettere le cose sul tranquillo ci pensa "You're gonna make me lonesome when you go", un brano che riporta allo spirito giovanile di Dylan nel quale il poeta si confessa: "Relationships have all been bad, mine’ve been like Verlaine’s and Rimbaud". Non era mai successo che i due maledetti francesi venissero citati così esplicitamente in un suo testo. "Lily, Rosemary and the Jack of Hearts" è una lunghissima, sarebbe stata migliore se fosse stata più corta, favola dal sapore western, che introduce l’ascoltatore ad uno dei momenti migliori del disco: "If you see her, say hello", una canzone gioiello, amore di cristallina bellezza, un testo semplice con una forza poetica dirompente. Dylan sembra veramente cambiato: i suoi lamenti, la sua disperazione, il triste e doloroso distacco dalla donna amata non ha più il sapore sarcastico di un tempo, è impregnato di una rassegnazione mai riscontrata in Dylan.
Ad un certo punto la tanto aspettata Beatrice dantesca, la donna in grado di mettere fine ai tormenti del menestrello, sembra finalmente apparire. "I came in from the wilderness a creature void of form, `Come in´ she said `I'll give you shelter from the storm´. "Shelter from the storm" è, senza ombra di dubbio, uno dei momenti più alti della poesia dylaniana, un capolavoro che e rappresenta insieme a "Tangled up in blue" il picco emotivo del’uomo.
Quando i solchi saranno finiti, dopo tormenti e sofferenze si sente la necessità della purificazione, serve un terribile temporale per lavarsi via i peccati di dosso. E come in ogni disco “must”, il canto finale non può che essere all'altezza: "Buckets of rain", con il suo fingerpicking allegro e scanzonato e le sue piccole immagini bucoliche che sgorgano dalla mente di Dylan che ci lancia un piccolo monito: "Life is sad, ife is a bust, all ya can do is do what you must, you do what you must do and ya do it well". L'unica cosa da fare, dunque, è fare il nostro dovere, a patto di farlo come si deve. Con "Blood on the tracks" Bob ha scoperto che la via che porta al futuro è questa: continuare a cantare e fare grandi dischi. Da allora cambierà ancora diverse pelli, sempre diverso da com’era da come sarà. Bob è stato profondamente ferito, la gioventù è svanita di colpo e lui si ente po' invecchiato, ma è di nuovo sulla strada, e per lui questa è l’unica cosa che conterà sempre. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Martedì 14 Marzo 2017

Talkin' 10059 - paulclayton

Erud.mo Tamburino,
Who’s Gonna Buy Your Ribbons (When I’m Gone) è tratta da un traditional che faceva parte dello smisurato repertorio di Paul Clayton, etnomusicologo, ricercatore sul campo e interprete che nei suoi bellissimi dischi tematici di brani tradizionali registrati nella seconda metà degli anni ’50 per Stinson, Folkways, Riverside, Tradition ed Elektra ha raggiunto, in un arcobaleno di stili interpretativi che partendo dalle field recordings di Alan Lomax finiva col Kingston Trio, il perfetto difficilissimo equilibrio fra rigore filologico e musicalità.
Dylan a sua volta ci ha ricavato Don’t Think Twice It’s All Right, questo risulta piuttosto evidente, ma non credo si possa rimproverargli di essersela accreditata. Who’s Gonna Buy risulta registrata a nome di Paul Clayton, ma Paul Clayton non era un compositore, era un instancabile e raffinato collettore, al massimo rielaborava qualcosa, come faceva John Jacon Niles, come fece spesso anche Robert Burns. Anche se la fonte o l’arrangiamento di una determinata versione di un traditional costituivano in qualche modo qualcosa di esclusivo, la paternità che un cantante tradizionale poteva vantarne era più che altro morale, dato che questo tipo di repertorio è di pubblico dominio. Un caso simile era già successo con Gotta Travel On, un brano folk tratto da un refrain di Paul Clayton (Done Laid Around) e portato al successo dai Weavers e da Billy Grammer; in questo caso però Paul Clayton fu citato come coautore e questo probabilmente gli permise di pagarsi qualche affitto.

 

Mette una gran malinconia questo pezzo. Non è tanto la tristezza della canzone e del canto; e nemmeno il doloroso contrasto fra fallimento personale e successo commerciale evidenziato dalla vicenda del presunto plagio da parte di Dylan, questione trattata per altro con grande signorilità da Mr. Clayton; a intristire è soprattutto questa esecuzione edulcorata (purtroppo l’unica esistente), così estranea alla sensibilità musicale essenziale del vero Paul Clayton. Si tratta di una forzatura stilistica che Paul Clayton fece a sé stesso, nel triste e vano tentativo di un successo commerciale che il contratto con la più commerciale Monument Records, un’etichetta specializzata in robaccia country, avrebbe potuto garantirgli. Fu l’atto finale della sua carriera. Paul Clayton non era un treno merci lanciato a tutta forza come Ewan MacColl e Peggy Seeger, sopravvissuti alla crisi del folk del 1965 e arrivati incolumi e puri fino ai giorni nostri. Non era nemmeno un cialtrone come Ramblin’ Jack Elliott, così nel 1967 il timido e dolce Paul Clayton, oppresso da un’omosessualità sofferta e da un animo troppo gentile, decise di togliere il disturbo, lasciando scivolare una stufetta elettrica nella vasca da bagno. (Forse nella vita bisognerebbe imparare dal Cavaliere Nero).

Dieci anni fa chiesi dei chiarimenti sulla triste parabola di Paul Clayton a John Cohen, il chitarrista dei New Lost City Ramblers, in Italia per un’esposizione delle sue belle foto di Bob Dylan scattate nel 1962.


 

Stupito per quella domanda totalmente inaspettata e forse anche un po’ infastidito, mi raccontò succintamente di droghe e depressione in un circolo vizioso che lo condusse alla pazzia.
C’era chi sosteneva che It’s All Over Now, Baby Blue si riferisse a Paul Clayton e ai suoi occhi azzurri. Personalmente lo ritengo poco plausibile, ma il solo fatto che qualcuno nel giro dei folksingers del Greenwich Village abbia accostato questo doloroso addio alla figura di Paul Clayton la dice lunga sulla tristezza delle sue umane vicende.
 

Ma non è possibile ricordare degnamente Paul Clayton senza ascoltare almeno un paio di sue esecuzioni memorabili. Qui sotto una bella storia di mare che qualcuno riconoscerà, registrata nel 1956 per la Tradition:


 

E poi, per i più coatti come Miscio, la divertente Nine Inch Will Please a Lady, una pornocanzone del 1700 registrata per Elektra nel 1958



Ma l’omaggio più bello che è stato tributato a questo piccolo eroe della tradizione sono le pagine piene di stima e affetto che alla fine Dylan gli ha dedicato su Chronicles. Pablo stravedeva per Bobby.
E se, a cinquant’anni anni dalla morte, il suo fantasma, che ancora canta vecchie ballate da qualche giradischi polveroso, potrà sentire tutto il rimpianto e la nostalgia che in tanti ancora proviamo, potrà forse avere un po' di quel conforto che gli è mancato in vita.

Cari saluti, Tuo Eglamore

PS Dimenticavo! Alle migliaia di lettori di Maggie’s Farm che ora vorranno comperarsi i dischi di Paul Clayton, consiglio l’album dell’Elektra con le canzoni licenziose di Robert Burns e soprattutto quello della Folkways dedicato alle Child Ballads (le canzoni che nel Medio Evo venivano cantate ai bambini per terrorizzarli).
Che mattacchioni questi folksingers!

Ciao Eglamore, scusami se la settimana scorsa ho fatto finta di non riconoscere e non sapere chi era Paul Clayton, ma avevo immaginato che così facendo tu avresti raccontato la storia di Paul anche a beneficio di tutti gli amici lettori. Ti ringrazio di cuore, alla prossima, Live long and propser, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10058 - miscio.tux

Caro Mr. Tambourine,
chiedo scusa se ho travisato le tue parole. Del resto come diceva Umberto Eco per spiegare l'importanza dell'intertestualità, solo i Puffi non equivocano le intenzioni che ci sono dietro le parole, e intuiscono subito cosa voglia dire "nel mezzo del cammin di nostra puffa", anche senza aver letto Dante. Beati loro, a noi umani non succede. Per il resto, spero che la spada di Eglamore sia clemente.
ciao, Miscio.

Figurati Miscio, non è la prima e non sarà l' ultima volta che le parole scritte non riescono ad esprimere il tono ed il messaggio loro affidato, l'importante alla fine è capirsi! Non credo che Eglamore sia stato molto clemente, ti ha definito "coatto", ma sono certo che era ironico e non offensivo. Eglamore è strano, se dovessi catalogarlo in qualche specie non saprei dove piazzarlo, che sia un extraterrestre? Live long and propser, Mr.Tambourine, .O)

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Talkin' 10057 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
interessantissime le notizie sugli "immigrati interni" dell'America che lasciavano la terra della polvere verso quella del latte e del miele, di cui si sa molto poco se non nulla e, ancor più interessante la vicenda del prete spretato che difende questa umanità derelitta e sfruttata oltre ogni immaginazione.L'America è davvero l'altra faccia del vecchio mondo da cui proviene e, nel momento in cui ha cercato vie nuove di emancipazione e riscatto, ha elaborato una cultura che rieccheggia un'infinità di temi propri del vecchio mondo. Steinbeck è uno scrittore che merita di essere letto e riletto proprio per questi motivi. Anche le canzoni di Dylan rieccheggiano molta letteratura americana. Bisogna cercare e trovare, a partire dalle citazioni letterarie di "Tarantula", che rinviano a canzoni già scritte o che anticipano immagini e temi di canzoni future rispetto al libro. Prima di avventurarmi nella mia " interpretazione" di "simple twist of fate" che tu ritieni ispirata dalla crisi matrimoniale con Sara, accogliendo la tesi di Jacob, vorrei sapere che cosa pensi del mistero che avvolge questa donna di cui si dice che abbia ispirato l'unica canzone mai cantata in pubblico da Dylan, cioè "sed eyed lady of the lowlands". Anche "Sara" sembra dedicata- presumo dal titolo- a lei, e qui l'Autore la chiama " bella signora", diversamente dal "baby" rivolto ad altre figure femminili di canzoni come "I Want you" o "Emotionally .Yours" (ho sempre timore di scrivere erroneamente le parole, tanto sono sicura che sai a quale brano mi riferisco). Grazie. Alla prossima. Lunga vita. Carla.


Cara Carla, credo e sono fermamente convinto che Sara sia "l'unica" donna che Dylan abbia davvero amato, col cuore e con la mente e non solo col corpo come ha fatto con le tante altre avventure che gli sono state attribuite. Dylan è noto per essere sempre stato uno a cui piaceva mettere le mani sotto le gonne di quelle che gli capitavano a tiro. Susan Ross che è stata con lui per circa 12 anni ha detto che Bob dovrebbe almeno avere dieci figli, e non c'è nessun motivo per non crederle. Comunque, gossip a parte, Sara è stata la "DONNA" di Dylan e dopo il divorzio è sparita nell'ombra, nessuno sa dove viva, se si sia rifatta una vita o altre notizie che potrebbero senz'altro interessare tutti i fans di Bob. Dopo il divorzio si è ritirata silenziosamente nell'ombra, naturalmente con un appannaggio migliore di quello della Regina d'Inghilterra, ma non ha più dato adito a niente. E' come il fantasma del castello, tutti sanno che c'è, tutti lo nominano e nessuno lo vede più. Fra pochi mesi compirà 78 anni, e purtroppo non ci sono in Internet fotografie attuali per levarci la curiosità del suo attuale aspetto. Ma la Sad Eyed Lady Of The Lowlands, con "LOWlaNDS" che probabilmente è una mascheratura per "Lownds", nome che Sara adottò dopo il divorzio dal primo marito, sarà sempre ricordata come l'unica vera moglie di Bob, le altre donne contano meno del due di picche a briscola. Detto questo sai che ho altre due tue mail da pubblicare, quindi sappi che devi aspettare un pochino, a volte ci sono altri argomenti e per esperienza so che postarli tutti crea disagio e confusione, continua pure a scriverte ma sappi che metto in coda fin quando non andrò a pari! Live long and propser, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Lunedì 13 Marzo 2017

Pubblicato il terzo singolo da "Triplicate"

Bob Dylan - Stardust (Carmichael/Parish)

 

Stardust (in italiano: Polvere di Stelle) è un popolare brano musicale statunitense composto nel 1927 da Hoagy Carmichael con il testo aggiunto nel 1929 da Mitchell Parish. La prima incisione fu realizzata a Richmond nell'Indiana dallo stesso Carmichael con la sua orchestra.

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Talkin' 10056 - miscio.tux

Caro Mr.Tambourine,
chiariamo alcune cose, perché non penso proprio di aver meritato la tua sfuriata. Innanzitutto sono intervenuto unicamente perchè sollecitato da te, da Sir Eglamore e da dinve56. Come avrai forse notato Sir Eglamore usa il termine "erudito" come sinonimo di coglione, e quindi era il minimo che cercassi di prenderlo un po' in giro, dato che non mi ci vedo nè come erudito, nè, forse sopravvalutandomi, come completamente coglione. La prima parte del mio intervento era di conseguenza ironica, la barzelletta di Proietti è raccontata dalla parte del coatto e non dal punto di vista di chi si sente superiore. La vignetta di Barsotti poi, nelle mie intenzioni, voleva essere una frecciatina a chi si mette sulle tracce della Verità al seguito di santoni come Zolla, ma anche verso me stesso, che spesso e volentieri nei miei proclami sbaglio l'ortografia o le traduzioni. E come noterai i due pellegrini commentano che se alla verità c'è arrivato il coglione che lascia i cartelli, ci possono
arrivare anche loro. Ora, finché si scherza o finchè si esprimono pareri sulla materia dylaniana, è un conto, mentre è diverso essere attaccati non sullo specifico di quel che si dice, ma su un presunto delirio narcisistico, e paragonati a un retore vuoto e a uno sprezzante aristocratico come il Marchese del Grillo. Non penso tu possa ricordare un mio solo intervento che non sia motivato da un preciso contenuto dylaniano o che abbia affrontato problematiche più generali, senza partire da esso. Se questo è vaniloquio narcisistico ne prenderò atto.
Per quanto riguarda la seconda parte, il problema è che, a volte, argomenti complicati non si riesce a esprimerli in forma semplice, o magari sufficientemente chiara, o almeno non ci riesco io. Ammetto che le "strutture oggettivate di significato" possano richiamare alla memoria gli "otri pieni di vento" con cui Galileo apostrofava i filosofi del suo tempo, ma tentare di parlare della relazione che intercorre tra la nostra storia collettiva e la nostra storia individuale, non è per niente agevole. Cambia la frase incriminata con "senso comune" o "simbolico", o "intertestualità" o "immaginario collettivo": in parte
possono essere sovrapponibili a quella e in parte no, ma nel loro insieme indicano che c'è un senso del mondo che abbiamo creato noi collettivamente, ma che poi si "oggettiva", vale a dire che diventa completamente indipendente, almeno in apparenza, dalle nostre singole vite e le determina. Dal matrimonio allo spread, dall'etica del lavoro alla razza, dalla legittima difesa alla dignità, dal selfie al Natale, c'è tutto un calderone di simboli e riferimenti che in parte rappresenta il nostro rapporto necessario col mondo,e dall'altra ci cala dentro un'armatura e ci fa viaggiare su binari predeterminati. Siamo noi che li abbiamo inventati ma ci governano. Per evitarlo, dovremmo tornare al momento in cui ancora non erano certi, in cui si era di fronte ad un campo di possibilità, come Ulisse nel suo viaggio. Privare la vita quotidiana della sua "epica" significa togliere ad ognuno di noi il potere di creare, di inventare le leggi delle nostre relazioni, di essere protagonisti del significato del mondo. Significa far pensare alla gente che le regole della comunità non sono "politiche" e quindi discutibili in un consesso concreto, ma naturali e quindi immutabili, e che l'esistenza del singolo individuo sia in fondo miserabile ed
inutile. Ma coloro che hanno sputato sangue per regalarci un futuro migliore non l'hanno fatto perché pensavano di destinarci a un calvario, una strada segnata, una lotta tra individualismi proprietari governata dalla selezione naturale. L'hanno fatto perché intuivano "quanto bella possa essere la vita", ricca di creatività e relazioni umane, di amicizia, amore, rispetto, fraternità e bellezza. E di delusioni, certo, ma anche di ricostruzioni. E perchè nei loro confronti non ci sentissimo
tanto eredi di padri e madri, ma di uomini e donne liberi nel significato più vero del termine. E l'essere liberi non comporta forse "conquiste meravigliose e perdite irrimediabili" e la capacità di immaginare scenari, linee di fuga, vie d'uscita, "come il coniglio che il prestigiatore tira fuori dal cappello"? Io non credo che, alla fine, stiamo dicendo cose tanto diverse, e quello che riconosci a Sir Eglamore lo avresti potuto riconoscere a Dylan, che "narra cose strane riuscendo a farti credere che sono vere". Entrambi gli artisti hanno la capacità di destabilizzare la nostra percezione del mondo, facendoci fare i
capitomboli di Alice. La differenza tra Dylan e tutti gli altri è che, mentre per gli altri si è rimasti sul terreno dell'enunciato astratto, nel suo caso le storie sono entrate nelle teste della gente, nell'immaginario collettivo, e sono diventate una forza materiale.
Non so se tu abbia travisato ciò che volevo dire, ma se pensi ancora che si tratti solo del mio vuoto narcisismo a caccia di chissà quale gloria, o se ritieni che l'umorismo lo possano usare solo gli altri, basta dirlo, continuerò a seguire con interesse Maggiesfarm, evitando semplicemente di intervenire.
Ciao, Miscio.

Caro Miscio, questo è il classico caso nel quale le parole non riescono a comunicare il senso di ciò che dicono. Avrai notato che ho iniziato la mia risposta con: "Caro Miscio, ho l' impressione che le piattole le abbiamo già prese molto tempo fa", volevo dire che consideravo te, me stesso ed Eglamore simpaticamente a bordo della stessa barca. Era soltanto la constatazione che ogni tanto ci lasciamo traspostare dalle parole e perdiamo quella semplicità che dovrebbe essere il notro modus scribendi usuale. Per esperienza so che gli amici che seguono me, te, Eglamore, Carla-dinve56 e tutti coloro che gentilmente mandano alla Fattoria i loro pareri, lo fanno perchè la visita al sito è un momento di relax, un piccolo momento quotidiano dove si esce dal mondo reale e si entra in quello incredibile di Dylan per trovare pareri ed opinioni che ci confortino, ci rassicurino, che confermino la giustezza delle nostre opinioni, e cento altri motivi che potremmo elencare ma che tralascio perchè il concetto è abbastanza chiaro. Il mio voleva essere un invito a tutti noi tre di cercare di essere più "easy" a beneficio di tutti gli altri. La mia non voleva essere assolutamente una sfuriata contro di te, non ne sarebbe nemmeno il caso, tu sei una persona, a mio parere, gentile e sensibile e quindi non meritevole di una reprimenda da parte di nessuno. Mi hai commosso molto tempo fa quando mi dicesti che non ti firmavi Maurizio ma avevi scelto Miscio perchè è così che tu chiama il tuo nipotino, è una cosa bellissima che ti fa onore e merita tutte le lodi possibili. Mi spiace davvero che le parole a volte non siano in grado di accompagnare anche l'intenzione, e mi spiace sinceramente che tu possa avere avuto questa impressione!

Non credo che Eglamore mi abbia voluto dare del coglione chiamandomi Erud.mo Mr.Tamburino, penso piuttosto che sia una forma ironica o sarcastica, forse un pò canzonatoria anche, ma che ci stà in uno scambio di opinioni senza che questo possa offendere. Mi piace come si muove Eglamore, ed avrai capito certamente che la storia che ho raccontato nella mia risposta alla tua mail di quel mio amico che aveva fatto la cazzata di non comperare Blowin' per 10 dollari era completamente inventata, una storia alla "Eglamore". Ho usato anche il famoso prologo di Pdor di Aldo Giovanni e Giacomo per far capire il tono scherzoso di quello che poteva sembrare un rimprovero invece di un invito. Giustamente, come tu dici, noi abbiamo inventato quelle regole che poi dobbiamo anche rispettare, senza uscire dai binari per restare in rapporto col mondo, altrimenti potremmo correre il rischio di venire inghiottiti dal simbolico mare della conoscenza come lo fu per Ulisse. Dante sapeva la storia dell'Odissea di Ulisse sebbene probabilmentre non l'aveva mai letta in greco, ma la conosceva da varie fonti latine (in primis le Metamorfosi di Ovidio e l'Odusia di Livio Andronico) e da vari romanzi medievali: in questa tradizione, e in autori come Cicerone, Seneca e Orazio, Ulisse era indicato quale esempio di uomo dominato dall'ardore della conoscenza. Dante sapeva che Omero aveva fatto tornare ad Itaca Ulisse, ma a partire da questi spunti e dalla narrazione di Ovidio, Dante inventa quasi completamente la storia dell'ultimo viaggio di Ulisse, motivato dall'amore per la conoscenza, amore che Dante condivideva e sicuramente non disapprovava, anticipando forse il suo destino di non essere mai riconosciuto in vita come meritava e desiderava, ma che anche per lui il mare si era sopra di lui richiuso come lo fu per Ulisse ed i suoi compagni, che avevano voluto, come lo stesso Dante, sfidare le leggi divine della conoscenza ed oltrepassare i limiti posti da Dio, facendo diventare in questo modo il suo desiderio negativo, peccato da punire, tanto più che egli coinvolge in questo male i suoi compagni superando le Colonne d'Ercole poste «a ciò che l'uom più oltre non si metta», infrangendo il divieto divino e venendo così da Dio sconfitto e punito, «com'altrui piacque» come recitano le ultime parole del canto. E' verissimo quanto da te detto che essere liberi comporta forse "conquiste meravigliose e perdite irrimediabili", ma a queste perdite può supplire la fantasia a ridare all'uomo il senso del domani e della speranza. Non ho travisato quello che volevi dire, forse non sono stato capace di risponderti nel modo giusto e spero che tu abbandoni immediatamente la sciagurata idea di seguire Maggie's farm evitando di intervenire. Spero di essermi chiarito e che tu possa, oltre che aver compreso il mio dire, aver anche accettato le mie scuse, alla prossima dunque, live long and prosper, Mr.Tamborine, :o)

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Talkin' 100556 - mmontesano

Ciao, ecco un nuovo articolo di Marco Zoppas su due libri usciti di recente.
Marina

http://www.tomtomrock.it/journal/articolo-rock-e-letteratura-due-nuovi-libri-su-bob-dylan/


TYVM (thank you very much) Marina. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Sabato 11 Marzo 2017

Talkin' 10054 - miscio.tux

Oggetto: Simple Twist Of Erudite

Caro Mr.Tambourine,
questa questione dell'erudito si attacca come le piattole, e pensare al nobiluomo che se la ride sotto i baffi mi fa girare gli zebedei che paion turbine. Quindi siete tutti avvisati:
( https://www.youtube.com/watch?v=gFM6Sk1Zozc  ). E se volete ancora la verità eccola, vi ho lasciato i cartelli.



Ti ricordi Sir Eglamore? E' una cartolina che ho conservato dai tempi di Tangeri, quando insieme a Ellemire, nostro Vate, consumavamo un torbido triangolo amoroso, che di certo ora negherai. Rammento, di lui, quelle parole che ci cambiarono la vita:
"Nell'ordine Karmapa tibetano si offre una deliziosa prescrizione: quando si è accidiosi, raffigurarsi un fagiolino bianco in mezzo alla fronte; quando agitati, uno nero sul coccige; concentrarsi su di essi."
E le sue visioni, quando l'emanazione di Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim gli dettava le ricette di MasterChef:
"Col primo grado del fuoco, il bagnomaria, vanno trattati erbe, fiori e semi; col secondo, la distillazione nelle ceneri, le foglie e i frutti; col terzo..."
Tuttavia, nonostante le svariate prescrizioni del Maestro sul bagnomaria e la bechamelle, tu Sir Eglamore, sei sempre rimasto un pessimo cuoco; ricordo che scendevi in cucina di notte in mutande e cannottiera traforata, facendo impazzire la majonese. Poi negavi, sostenendo che era colpa del 68. Zolla ne ebbe abbastanza e si dileguò, lasciandoci nella disperazione: non avremmo mai più saputo se nella mostarda ci volesse la senape. Privi di una guida, anche per noi due la separazione fu inevitabile, nonostante la forte attrazione erotica. Per parecchi anni di te non seppi più nulla, finchè mi giunse notizia che Dylan di ritorno da un tour ti aveva sorpreso ubriaco sui divani della villa a Malibu, tra bottiglie e principesse di strada, e da allora ti chiama Two Time Slim. Più di recente mi hanno riferito che abiti vicino a Paul Clayton, un tipo che fa le ronde con la mazza da baseball, per tentare di beccarti e farti pagare le bollette che hai scroccato. Clayton mi ha confidato che dispera di incastrarti, dice che non si vede anima, ed è arrivato a pensare che tu abbia scavato gallerie sotterranee come i narcos. Mi racconta che la sola persona che si vede circolare da quelle parti è uno strano uomo di colore, dai lineamenti caucasici, che una volta lo ha preso a male parole, perchè pretendeva di essere chiamato negro e non nero.

Ma sto divagando, dovrei parlare di "Simple Twist of Fate”. Qualcuno pensa che sia possibile? Se ne son sentite di tutti i colori. “E' un breve incontro con una prostituta”, dice uno. Dev'essere il genere di eruditi convinti che le affinità elettive si incontrino sui viali, dato che Dylan la crede sua “gemella”. (I still believe she was my twin, but I lost the ring.) Ma no, dice l'altro, è il rimpianto della moglie, non vedi che ha perso l'anello, il tipico simbolo di legame coniugale? Già, infatti, “Registrai persino un intero album basato sui racconti di Cechov. I critici pensarono che fosse autobiografico, tanto meglio.”(Cronache p.112) Bene, eccola lì, allora si è tradito: c'è pure il pappagallo parlante,(“Lui ascolta il ticchettio degli orologi e cammina con un pappagallo parlante” ), quello del giudice istruttore di “Dramma di Caccia”. Il pappagallo di Cechov ripete: “Il marito ha ucciso la moglie”, ma in effetti, anche se il povero marito della povera Olga finirà in galera, l'assassino è il giudice. Poi nelle varianti di Simple Twist of Fate, il pappagallo sparisce: certo, dice l'erudito, Dylan lo accoppa, come fa il suo proprietario nella novella, in uno scatto di rabbia. Cosa rappresenta il volatile, allora, la voce della coscienza? E Dylan con chi si identifica, col depravato protagonista frequentatore di orge? E chi avrebbe metaforicamente ucciso, Sara, la Baez, o la Rotolo con cui, lo dice Clinton Heylin, in quel periodo tentò un riavvicinamento? Di certo ha ucciso il pappagallo, in molte esecuzioni dal vivo. L'impressione è che un approccio decifrativo non abbia alcun senso, ci si trova di fronte a distillati di sentimenti, luoghi trasfigurati, tempi che si sovrappongono. Tutto “Blood on the Tracks” è così, e che dietro ci sia veramente Cechov o meno, poco importa. Cechov per i suoi tempi diceva “pane al pane”,e può darsi che l'interesse di Dylan sia quello verso un certo tipo di oggettività. Si prenda quella frase di “Up to Me”: “Lo Union Central sta partendo e le orchidee sono in fiore”. Non esiste nessuna “Union Central”, ma sono esistite la Union Pacific e la Central Pacific, le compagnie che misero in pratica il Pacific Railway Act che prevedeva la costruzione della prima ferrovia transcontinentale.La Storia quindi. Dall'altra parte ci sono “le orchidee in fiore”, un profumo, un momento, la “sensuosità” dell'individuo. Come si collegano le due cose? Solo il sangue dell'esperienza individuale può dar vita ai solchi della Storia, e d'altra parte, quest'ultima sembra sostanzialmente indifferente alle tribolazioni dei singoli. O almeno così appare quando il nostro rapporto col mondo è quello con una fattualità esterna alienata,distante, meccanica. Ma questo mondo è pur sempre l'oggettivazione di strutture umane di significato e riportarle ad un senso individuale vuol dire rimetterle in discussione, retrodatarle al momento di formazione, in cui legavano ancora il soggetto all'esperienza,prima di oggettivarsi, ed assumere la forma ermetica che condanna il soggetto alla solitudine. In un certo senso il poeta ricostruisce un'epica del quotidiano,in cui i valori sono rimessi in circolazione da un'esperienza sensuale e sperimentale del mondo, perchè le leggi Storia prima di diventare macine oggettive, prima di essere ”leggi”, devono essere relazioni tra i singoli e le loro esistenze. L'ultima strofa di “Up to Me” canta:

E se non ci rincontreremo mai
Baby ricordati di me
Di come la mia solitaria chitarra suonava dolcemente per te
Questa melodia d'altri tempi
E l'armonica sulla mia gola
La suonavo per te senza pretese
Nessun altro potrebbe suonare questo motivo
Sai che toccava a me

Certo, nessuno poteva prendere le melodie d'altri tempi e suonarle come Dylan, ma a me non sembra sia solo questo il punto. Il Dylan che dice “Up to Me” non lo dice in quanto “Dylan il Grande”, come il genio che ha accesso esclusivo alle Muse. Lo dice in quanto piccolo ebreo, come tutti noi, e questo “Up to Me” è un “tocca a noi”, ad ogni singolo che deve soffiare nell'armonica della propria vita. Nessun altro può suonarla per noi, che per quanto piccoli siamo esseri unici, la cui vita attraversa eventi irripetibili.( “Mi spaventa la tremenda verità di quanto bella possa essere la vita”.) In un certo modo anche “Simple Twist of Fate” compie lo stesso lavoro. Il testo ha il compito di far saltare continuamente le “strutture oggettivate di significato” e creare immagini generiche, frammenti a cui la voce (che è la cosa sublime del Dylan di quel periodo) dà la vera unità del sentimento. Per questo la canzone è solo apparentemente fatalista, almeno ad uno sguardo esteriore, mentre all'interno è una miriade di possibilità, di ipotesi e linee di fuga. I particolari non contano, quelli che danno un senso alla storia ce li possiamo mettere noi, che ascoltiamo. Ciò che importa, e che è quello che la canzone veramente dice, è che, per rubare le parole ad un altro poeta di casa nostra, “l'uomo è grande, l'uomo è vivo, l'uomo non è guerra” (da "Stranamore" di Roberto Vecchioni), contrariamente a quanto sostengono i generali. E quindi che, immaginare la propria storia individuale in maniera conforme alla dignità che ci compete, in quanto esseri umani, è il primo passo per tentare di ridisegnare una Storia collettiva che non sia pura alienazione.
Si potrebbe andare avanti e parlare di un'infinità di cose, le canzoni di Dylan sono ineasuribili,e questo è più importante del fatto che le mie interpretazioni o quelle di altri siano più o meno farneticanti. Nelle canzoni ci troviamo tutti un po' di carburante, persino Sir Eglamore sarebbe più triste se non si svegliasse al mattino con la sua razione di Positively 4th Street da inghiottire con lo yogurth.

Ciao, Miscio.

Caro Miscio, ho l' impressione che le piattole le abbiamo già prese molto tempo fa, a mio avviso bisognerebbe fare qualche passo indietro e magari lasciare più spazio alla fantasia e meno alla retorica, è assurdo travestirci da Marco Fabio Quintiliano, esibire una smodata "ars oratoria" magari sperando che Vespasiano ci attribuisca un appannaggio imperiale di 100.000 sesterzi per arringare il popolo e convincerlo che gli intelligenti ed i potenti hanno sempre ragione, come nella famosa scena del "Marchese del Grillo" dove Onofrio/Sordi dice. "Io sò io e voi non siete un cazzo!". Si rischia di perdersi in sterili soliloqui impossibili da seguire e comprendere, quando si sparano filotti di parole aggrovigliati di concetti di solito non si capisce più niente, e non è un semplice scherzo del destino, è solamente la reiterazione di un nostro errore. E' inutile interpretare la parte di Pdor se nessuno ci capisce più (Chi osa interrompere il sonno di Pdor, figlio di Kmer, della tribù di Ishtar, della terra desolata dei Kfnir, uno degli ultimi sette saggi: Pfulur, Galér, Astaparigna, Sùsar, Param, Fusus e Tarìm, eh? Colui il quale puo leggere nel presente nel passato e anche nel congiuntivo! Colui che era colui che è! E' colui che sempre sarà!!! Ciucia chi e ciucia là!!! Eh? Pdor, colui il quale ha inseguito e sconfitto i demoni Sem, che ora vagano per il mondo, domandandosi: «ma nü, chi sëm? Ricordati che sei al cospetto di Pdor, colui il quale è sceso nelle sacre acque del lago Pfsignur, tra le ninfe Psnigherals, e lì ha assaggiato il mitico cibo degli dèi, la piadina! Io sono Pdor, colui il quale ha amato le mille dèe, tra cui la dèa Berta, la dèa dalla gamba aperta! Pdor, il grande Pdor, che ha visto i mille draghi alati Casir, Srar, Parim e Falem.)

Meglio ritornare a valle ed usare il linguaggio del volgo, lo stesso Dylan ha sempre cercato di essere il più semplice possibile, pur nella profondità dei suoi concetti, per essere certo di essere compreso da tutti coloro che lo ascoltavano. Io ho come l'impressione che abbiamo preso il treno che ci allontana dalla gente invece di portarci in mezzo a loro. Ricominciamo a "dire pane al pane e vino al vino" che è un' espressione con la quale si vuole evidenziare il lodevole comportamento di chi, in ogni circostanza, sa esprimere, con franchezza e senza timori reverenziali verso qualcuno, il proprio parere positivo o negativo. Prendo l'esempio di Vittorio Sgarbi quando parla alla gente di arte e spiega quadro, pittore e tecniche con parole semplici e concetti elementari che sono capiti da tutti, mentre altri come Achille Bonito Oliva usano un linguaggio da eruditi e da addetti ai lavori come se chi lo sta ascoltando sapesse già tutto e fosse lì per riconoscere la sua bravura e la sua sapienza. Anche il nostro Sommo Poeta, nella sua immensa grandezza, non si è mai reso conto che ciò che scriveva era incapibile dal popolino, ma lui scriveva per se stesso e per umiliare gli altri, coloro che lui riteneva inferiori e colpevoli di non avergli mai dato una cattedra per regalare la sua cultura agli altri. Dante è stato un rancoroso artista della vendetta servita su un piatto freddo, a me piace da matti, ma se altri famosi intellettuali letterati non avessere scritto le note esplicative non avrei capito quasi niente. In Simple Twist of Fate si sente la forza del rimpianto, del dolore per il ricordo di una persona che forse non tornerà più, terribile nel prologo e nella conclusione fatalista della canzone: "Lei nacque in primavera, ma io nacqui troppo tardi, diamo la colpa ad un semplice scherzo del destino".

La vita è fatta di occasioni mancate, di frasi sbagliate, di amori sbagliati, di momenti sbagliati, di conquiste meravigliose e di perdite irrimediabili. Dylan ha sempre questa "via d'uscita" di scorta, come il coniglio che il prestigiatore tira fuori dal cappello, e questo lo fa grande e diverso da tutti. Non è per questo che tutti noi l'ammiriamo?
Eglamore a suo modo è geniale, io non finisco mai di stupirmi quando leggo ciò che scrive e sono sempre bramoso per le sue parole, non chiedermi perchè, non saprei darti una ragione precisa, mi affascina e mi prende bene con le sue astruse narrazioni degne del migliore dei crooner! Lui narra cose strane riuscendo a farti credere che sono vere. Avevo un amico, anzì, l'ho ancora anche se lo vedo meno spesso perchè ha cambiato paese, sai, la vita ci porta molto spesso su strade diverse. Lui era un figlio della World War Two, uno di quegli inevitabili strascichi che tutte le guerre si lasciano dietro. La madre, rimasta sola dopo che il marito fu deportato nel Lager di Treblinka dal quale non ritornò più, si trovò senza lavoro e con un figlio da mantenere ed allora, come successe in moltissime città italiane, quando l'esercito alleato liberò la nostra penisola, cerco in qualche modo di sbarcare il lunario, essendo diciamo pure una bella donna, si era messa con un capitano di fanteria americano che le voleva bene, che manteneva lei ed il figlio come fossero stati suoi cari, finchè dopo i giusti mesi nacque davvero quello che era un suo caro. Purtroppo il capitano dovette ritornare a casa, pur preoccupandosi sempre sia del figlio appena nato ed anche della madre e dell'altro figlio ai quali mandava sempre una buona manciata di dollari per far in modo che a loro non mancasse niente. Ma, qui vennero le dolenti note, quando venne anche per lei l'ora di tornare al piccolo paesino dal quale veniva, la gente non era ancora in grado di accettare queste "avventure" e nemmeno di capirle, di conseguenza dovette lasciare il figlioletto nato dalla relazione di guerra sulla porta di un ospedale. Il bambino fu però fortunato, trovò subito una famiglia che non poteva avere figli e venne immediatamente adottato e trattato come un vero signorino. La famiglia che lo adottò riuscì a sapere la verità dalla vera mamma che disse loro tutto prima di andarsene in cielo per una brutta malattia. I genitori adottivi erano una famiglia  benestante e dettero al ragazzino , oltre che il loro amore, anche la possibilità di studiare, e quando diventò grandicello, contattato il vero padre, lo misero su uno dei primi quadrimotori Super Constellation costruiti dalla Lockeed e lo mandarono a passare le vacanze dal vero padre. La cosa si ripetè quasi ogni anno finchè nel 1962, ormai diciasssettenne, ebbe l'occasione di passare tutta l'estate a New York dove il padre aveva una casa nel Greenwich Village. La sera cominciò a frequentare i locali del Village dove si suonava perchè amava molto la musica, ed ebbe l'occasione di parlare e conoscere gli artisti che andavano per la maggiore a quell'epoca. Una sera era seduto ad un tavolo del Gerde's Folk City, il locale gestito da un calabrele di nome Michele Porco, e stava bevendo una Pepsi perchè la birra non poteva essere servita a chi non era ancora maggiorenne, quando un ragazzino malvestito e nemmeno troppo profumato gli chiese se poteva sedersi al suo tavolo visto che il locale era abbastanza affollato. "Accomodati pure amico, il tuo accento non è newyorkese, da dove vieni?". "Minnesota, la terra delle miniere, mi chiamo Bob, Bob Dylan e scrivo canzoni". "E ne hai già incisa o pubblicata qualcuna?" gli chiese il mio amico, "Non ancora, ma presto lo, farò, mi sento pronto". "Buon per te allora - gli disse il mio amico - ti faccio tanti auguri di sfondare". "Grazie - rispose Bob - mi offriresti una birra? Ho dimenticato a casa gli spiccioli". "Barman, una birra all'amico del Minnesta!". Bob prese un fazzoletto di carta di quelli che stavano sui tavolini per pulirsi mani o la bocca e con una matita cominciò a scrivere alcune frasi. Dopo cinque minuti porse il fazzolettino al mio amico e gli disse: "Ecco, ho appena scritto una canzone, se mi dai dieci dollari te la vendo!". "Ahhh - rispose il mio amico - non saprei che farci" Prese il fazzoltetto e cominciò a leggere:

"How many roads must a man walk down
Before you call him a man
How many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand
Yes, 'n' how many times must the cannon balls fly
Before they're forever banned
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind

Yes, 'n' how many years can a mountain exist
Before it's washed to the sea
Yes, 'n' how many years can some people exist
Before they're allowed to be free
Yes, 'n' how many times can a man turn his head
And pretend that he just doesn't see
The answer, my friend, is blowin' in the wind
The answer is blowin' in the wind" 

"Son solo due strofette, mi sembra scarsa come canzone, anche se il testo non è mica male, ma che vuol dire - la risposta sta soffiando nel vento -?". "E' una specie di concetto, chiunque può fare domande e darsi le risposte che preferisce, così le risposte sono come il rumore del vento che fa stormire le foglie, variano con l'intensità del vento, se cacci i dieci dollari ci aggiungo un'altra strofa, la canti sulla melodia di "No more auction block", quel vecchio canto sulla tratta degli schiavi negri, ed hai una canzone da primo posto in Hit Parede" affermo Bob con sicurezza.

"Ti ringrazio - gli rispose il mio amico - fra qualche giorno devo rientrare in Italia quindi non saprei cosa farne, ma però la birra te la offro volentieri" disse mentre si alzava per uscire.

Non ebbe mai più occasione di reincontrare questo Bob Dylan, ma il resto è storia. Quando senti la canzone cantata da Peter Paul & Mary che era da tempo in testa alla classifiche mi disse: "Cazzo, sono stato un vero cretino!" Aveva ragione, se avesse comperato quella canzone di certo gli avrebbe fruttato almeno una cinquantina di milioni di dollari di diritti d'autore, un semplice scherzo del destino, un brutto semplice scherzo del destino.......

Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o) 

 

 
Giovedì 9 Marzo 2017

Talkin' 10053 - spaziob

Carissimi,
vi segnalo un evento su Bob Dylan che terremo a Torino il 14 Marzo prossimo.
Si tratta della presentazione di un libro a lui dedicato "Bob Dylan. Il fantasma dell'elettricità" (add editore), di Marco Rossari.
L'appuntamento è alla Libreria Bodoni, alle 18.30 e qui c'è l'evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1222217611232081/
Avete modo di far girare l'evento tra i vostri contatti? Avete una base torinese?
Grazie!
Giulia
-
Giulia Perona
Libreria Bodoni / Spazio B
http://facebook.com/spazioBtorino
via Carlo Alberto 41 - Torino
tel. 011 5834491
cell. 340 6703434

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«Dylan Lyrics», ovvero: quant'è bello il Nobel nero su bianco                 clicca qui

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Una mostra a Bergamo per ripercorrere l'intera carriera di Bob Dylan     clicca qui

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Bob Dylan e la giustizia: in terra non c’è, in cielo forse                            clicca qui

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BOB DYLAN - DON'T EVER TAKE YOURSELF AWAY



DON'T EVER TAKE YOURSELF AWAY, out-take dalle sessioni di "Shot Of Love", registrata ai Clover Recording Studios di  Los Angeles, CA, il 23 Aprile 1981, incluso nella colonna sonora della CBS US TV series "Hawaii Five-0: Original Songs From The Television Series", 2011 . Pubblicato anche su "Genuine Bootleg Series 1"

Shot Of Love recording session # 7. Produced by Chuck Plotkin and Bob Dylan.
Bob Dylan (vocal & guitar), Danny Kortchmar (guitar), Steve Ripley (guitar), Benmont Tench (keyboards), Tim Drummond (bass), Jim Keltner (drums), Carolyn Dennis, Regina Havis & Clydie King (backing vocals).

DON'T EVER TAKE YOURSELF AWAY
words and music Bob Dylan

Don't ever take yourself away
Don't ever take yourself to a place where I can't find you.
Don't ever take yourself away
I will never leave you, I will never deceive you
I'll be right there walking behind you.

Dearest, I think you're the one
I can't imagine anybody doing more to me than you do.
Dearest, if it's your heart that I won
There's no need for blame
And no reason to be ashamed
Of that place where we stand in the sun.

Don't ever take yourself away
Don't ever take yourself to a place where I can't find you.
Don't ever take yourself away
I will never leave you, I will never deceive you
I'll be right there walking behind you.

Dearest, let us not drift apart
It wouldn't be wise, it wouldn't be civilized
It wouldn't be smart.
Time heals a broken heart
You've been hurt, you've been left in the dirt
But you still look brand new to me.

Don't ever take yourself away
Don't ever take yourself to a place where I can't find you.
Don't ever take yourself away
I will never leave you, I will never deceive you
I'll be right there walking behind you.

Dearest, you're the answer to my prayers
Words can't express if my heart would confess
What you mean to me.
Dearest, I can't help knowing that you're the best
I don't have to feel you to know that you're real
You're more than a dream to me.

Don't ever take yourself away
Don't ever take yourself to a place where I can't find you.
Don't ever take yourself away
I will never leave you, I will never deceive you
I'll be right there walking behind you.

NON TE NE ANDARE MAI VIA
parole e musica Bob Dylan

da "Genuine Bootleg Series 1"

Non te ne andare mai via
Non te ne andare mai in un luogo in cui non posso trovarti
Non te ne andare mai via
Io non ti lascerò mai, non ti ingannerò mai
Sarò proprio lì a camminare dietro di te

Adorata, io penso che tu sia l'unica
Non riesco ad immaginare nessuno che faccia per me più di quel che fai tu
Adorata, se è il tuo cuore che io ho vinto
non c'è motivo di biasimo
nè ragione di provar vergogna
per quel luogo al sole in cui noi stiamo

Non te ne andare mai via
Non te ne andare mai in un luogo in cui non posso trovarti
Non te ne andare mai via
Io non ti lascerò mai, non ti ingannerò mai
Sarò proprio lì a camminare dietro di te

Adorata, non perdiamoci di vista
non sarebbe saggio, non sarebbe da persone civili
Non sarebbe intelligente
Il tempo guarisce un cuore infranto
Tu sei stata ferita, sei stata abbandonata nel sudiciume
Ma a me sembri ancora intoccata

Non te ne andare mai via
Non te ne andare mai in un luogo in cui non posso trovarti
Non te ne andare mai via
Io non ti lascerò mai, non ti ingannerò mai
Sarò proprio lì a camminare dietro di te

Adorata, tu sei la risposta alle mie preghiere
Le parole non riescono ad esprimere ciò che il mio cuore vorrebbe confessare
Quanto significhi per me
Adorata, non posso far finta di non sapere che tu sei la migliore
Non devo tastarti per sapere che sei reale
Tu sei più di un sogno per me

Non te ne andare mai via
Non te ne andare mai in un luogo in cui non posso trovarti
Non te ne andare mai via
Io non ti lascerò mai, non ti ingannerò mai
Sarò proprio lì a camminare dietro di te

traduzione Michele Murino

 

 
Mercoledì 8 Marzo 2017

Talkin' 10052 - marcomed

Ciao, innanzitutto complimenti per il sito...lo seguo da almeno dieci anni...è davvero ricco di contenuti interessanti.
Mi piacerebbe molto poter stampare i bellissimi testi e le vostre traduzioni. Per caso le avete in un unico pdf ? Avete mai pensato di farne un ebook?
Grazie mille e a presto, Marco.

Ciao Marco, sia l'idea del pdf che dell'ebook sono buone, solo che è un lavoro che io non sono in grado di fare. Terrò presente l'idea se mai un domani qualcuno volesse tradurla in pratica. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Le notti, le stagioni, la scuola, Bob Dylan: Francesco Guccini racconta   clicca qui

 

 
Martedì 7 Marzo 2017

Talkin' 10051 - dinve56

Oggetto: Universo Dylan

Salve Mr.Tambourine,
sto imparando molto grazie alla tua disponibilità. Sono impressionata dal dinamismo straordinario di Dylan dal periodo del "Rolling" fino a quello della collaborazione con Tom Petty, passando per la breve comparsa di Scarlet Rivera. Pur appartenendo a periodi diversi della vita e della produzione poetico-musicale di Dylan, non mi sembra del tutto scorretto tentare qualche confronto. Rudy Salvagnini, di cui leggerò il libro sul rapporto tra Dylan ed il cinema, ha fornito una bibliografia splendida sui vari aspetti dell'arte dylaniana che conferma la necessità di una lettura su diversi livelli delle canzoni del menestrello che, a livello di testo, presentano i caratteri strutturali, linguistici e tematici propri del testo poetico-letterario. Ho letto con interesse l'interpretazione fornita da Paulclayton di "Simple twist of fate". Mi permetto di ricordare che, se è vero che Dylan ha avuto una vita avventurosa, è altrettanto vero che alcuni testi rinviano ad un significato "altro" rispetto alla vicenda biografica. Mi è spesso capitato di chiedermi quale sia stata la storia vera dei poeti del passato, aldilà delle doverose semplificazioni scolastiche. Il bello del parlare di un "nobel" vivente sta proprio nella sfida a capire il messaggio della sua arte, ancora così intriso di attualità biografica. Aspettiamo l'opinione di Miscio eruditissimo, prima di tentare una piccola interpretazione. Per oggi due auguri, oltre a quello di lunga vita a tutti: che qualche casa editrice traduca dall'inglese i testi citati da Salvagnini (se aspetto di imparare l'inglese e conoscerlo al livello richiesto per capire testi così complessi, temo che rimaranno, per me, lettera morta) e che Dylan venga in Italia il prossimo autunno. Sogno, come faceva Guccini tanti anni fa in "Eskimo", di ascoltarlo almeno una volta dal vivo. Alla prossima!

Non ho detto che non sia corretto fare confronti fra i periodi "Rollling", Tom Petty e Scarlet Rivera, ho detto, a mio parere e quindi una interpretazione soggettiva, che ritengo impossibile per me fare paragoni perchè si tratta di periodi completamente diversi della vita di Dylan, grinta, ispirazione, sentimenti, amore, sesso, alcool e chissà quant'altro che si aggrovigliavano su se stessi rendendo il tutto piacevole ma difficile da interpretare nelle intenzioni. Bob è sempre stato "sensibile" alle donne, ha sempre cercato di tenere il piede in più scarpe allo stesso tempo, e forse questo lo ha perduto come padre di famiglia che ha disintegrato il suo matrimonio con le proprie mani ed azioni. Tutto ciò ha avuto anche conseguenze a volte positive ed a volte molto negative sulla sua produzione artistica ed anche sulle sue performances dal vivo. Anch'io leggo sempre le interessanti storie narrate da paulclayton alias Gabriello Spezzalavacca o Spezzalobue alias Martina Martulli alias Sir Eglamore. Tieni presente però che le sue storie, anche se inserite in periodi identificabili, sono sempre sostanzialmente inventate, ma questo non toglie nulla al loro valore. Per Dylan dovremo aspettare forse Ottobre / Novembre, sempre che il  bravo Jeff Rosen programmi una seconda venuta in Europa di Bob. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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 - Bob Dylan, Ry Cooder, and Van Dyke Parks

 

(Fonte: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=42100&lang=it )

Durante i primi decenni del XX secolo le grandi e fertili pianure al centro degli ‎USA furono coltivate intensivamente e dissennatamente, senza badare alla rotazione delle colture e ‎senza mai dare respiro alla terra. Durante e dopo la prima guerra mondiale la produzione agricola fu ‎spinta ben oltre la resistenza del suolo, che si inaridì e desertificò velocemente sotto i colpi degli ‎aratri. All’inizio degli anni 30 il dissesto geologico era compiuto e i venti cominciarono a strappare ‎via, letteralmente, la superficie della terra, alzando spaventose tempeste di sabbia. Nella “Dust ‎Bowl”, la “conca della polvere”, compresa tra Texas, Kansas, Oklahoma, Colorado e Nuovo ‎Messico, mezzo milione di americani restarono senza nulla e cominciarono un esodo biblico verso ‎ovest, verso la California. Lì, nel “paese del latte e del miele”, i migranti finivano invece a lavorare ‎come schiavi nelle grandi tenute agricole: è la storia di "The Grapes of Wrath" (“Furore”) che John ‎Steinbeck scrisse nel 1939 e che il regista John Ford traspose in film l’anno seguente.‎
“Do Re Mi”, la “grana”, il denaro sonante, il cui possesso era paradossalmente richiesto ai migranti ‎spogliati di tutto per poter entrare in California: chi non aveva il “do re mi” previsto dalla legge ‎antivagabondaggio veniva rispedito indietro e siccome indietro nessuno poteva tornare l’alternativa ‎era andare a rompersi la schiena nei campi per 1 o 2 dollari al giorno, clandestini sfruttati nei grandi ‎latifondi, un trattamento che fino a quel momento si credeva riservato ai neri e che invece colpiva ‎ora anche i bianchi poveri, con tutto il relativo apparato di repressione, intimidazione e morte, come ‎nel caso dell’assassinio di Jim Casey, prete spretato ed agitatore sindacale, figura emblematica di un ‎Cristo contemporaneo.‎

E questa “Do Re Mi” del menestrello dell’Oklahoma non è altro che una trasposizione in musica di ‎un passaggio/scena di "The Grapes of Wrath", quella in cui la famiglia Joad, come tante altre ‎famiglie partita dalla “conca della polvere” per raggiungere la California, incontra sul cammino un ‎conoscente che consiglia loro vivamente di fare marcia indietro perché nella tanto decantata terra ‎del latte e del miele in realtà è solo fatica, sfruttamento, sofferenza e morte per i poveri migranti. ‎
E i Joad proveranno sulla loro pelle come quel monito fosse vero.‎


DO RE Mi (by Woody Guthrie)

Lots of folks back East, they say, is leavin' home every day,
Beatin' the hot old dusty way to the California line.
‎'Cross the desert sands they roll, gettin' out of that old dust bowl,
They think they're goin' to a sugar bowl, but here's what they find
Now, the police at the port of entry say,
‎"You're number fourteen thousand for today." ‎

Oh, if you ain't got the do re mi, folks, you ain't got the do re mi,
Why, you better go back to beautiful Texas, Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee.
California is a garden of Eden, a paradise to live in or see;
But believe it or not, you won't find it so hot
If you ain't got the do re mi. ‎

You want to buy you a home or a farm, that can't deal nobody harm,
Or take your vacation by the mountains or sea.
Don't swap your old cow for a car, you better stay right where you are,
Better take this little tip from me.
‎'Cause I look through the want ads every day
But the headlines on the papers always say: ‎

If you ain't got the do re mi, boys, you ain't got the do re mi,
Why, you better go back to beautiful Texas, Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee.
California is a garden of Eden, a paradise to live in or see;
But believe it or not, you won't find it so hot
If you ain't got the do re mi.

DO RE MI (LA GRANA)‎ - (words and music by Woody Guthrie)

Dicono che un mucchio di gente all’Est lascia le proprie case ogni giorno
e si mette in cammino sulla via rovente e polverosa che conduce al confine con la California‎
Attraversano le sabbie del deserto per fuggire da quella terra della polvere
Pensano di andare in una terra di zucchero ma ecco cosa trovano
Ora, la polizia alla frontiera ti dice:‎
‎“Sei il numero quattordicimila di oggi”‎

Oh, se non avete la grana, ragazzi, se non avete la grana
fate meglio a tornare nel vostro bel Texas, Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee
La California è un giardino dell’Eden, un paradiso da vedere e pure per viverci
ma, credeteci o no, non la troverete così attraente ‎
se non avete la grana‎

Se volete comprarvi una casa o una fattoria che non sia male
o fare le vostre vacanze sui monti o al mare
non scambiate la vostra cara mucca per un'auto, restate dove siete
meglio che ascoltiate questo mio piccolo consiglio
che tutti i giorni dò uno sguardo alle offerte di lavoro
ma i titoli dei giornali dicono sempre:‎

Oh, se non avete la grana, ragazzi, se non avete la grana
fate meglio a tornare nel vostro bel Texas, in Oklahoma, Kansas, Georgia, Tennessee
La California è un giardino dell’Eden, un paradiso da vedere e pure per viverci
ma, credeteci o no, non la troverete così attraente ‎
se non avete la grana‎

 

 
Lunedì 6 Marzo 2017

Talkin' 10050 - paulclayton

Oggetto: I grizzly dell'Iowa

Erud.mo Tamburino,
riguardavo i ben noti filmati del Divino Cowboy alle prese con i fans e riflettevo su quella strana vocazione all’esibizione che taluni, non pochi, dimostrano di avere.
Disturberò? A che scopo? Con che faccia tosta? A far cosa poi? Sono domande che non sembrano interessare gli scalatori di palcoscenico.
Se vogliamo, il filmato olandese è anche divertente, ed esteticamente accettabile, non a caso è quello europeo: Dylan che sobbalza intimorito è spassoso, così come vederlo offrire la sua chitarra all’esibizionista svizzera col cappello.
La scena con i magliari dell’Iowa, vestiti con gli stracci oversized della Caritas, è invece insopportabile: una sfilata di irrispettosi, in buona parte maschi, che antepongono la propria smania di visibilità all’esibizione (alquanto mediocre, in verità) di un artista che a rigor di logica dovrebbero amare e rispettare.
Un’imbarazzante (a volte si arrossisce al posto di chi dovrebbe) passerella di abominevoli scimmioni danzanti privi di consistenza, gusto e dignità, interrotta solo dalla determinazione di un a gatta morta dalle sembianze più umane (gnocca di Dubuque), che con la determinazione della testuggine che va a deporre le uova, riesce a svegliare l’ormone del burbero menestrello.

Fatto salvo il sacrosanto istinto di conservazione della specie, una vacuità di questo tipo mi ricorda tanto quella di Gabriello. Non ha dignità quell’uomo. E’ un vecchio. Passa la vita sdraiato sulla branda aspettando il reddito di cittadinanza. Frequentava i centri sociali, ora è un citrullo del Partito dei Comici ed è pure complottista. Mi infastidisce averlo sopra di me. Usa il mio caldo; chiede sempre cose che non restituisce. E’ un esperto di alibi, sarebbe già morto senza. E’ sempre colpa degli altri. Pensa di essere un poeta perché la Pivano l’anno scorso gli ha detto che è un vero bohemienne. Tu pensa che si chiamava Spaccalavacca e ha cambiato cognome perché lo riteneva volgare, mentre il cognome nuovo, dice, è più virile. Come se potesse fare qualche differenza.

Ah… mi ha detto che è arrabbiato con te perché, cambiandogli la spaziatura della poesia spontanea, dice che gliela hai rovinata.

Tutto un altro stile l’antiquario inglese, un signore di altri tempi. Gente che non esiste più. Aveva uno strano giro di mondine, ma non pensare male… era omosessuale! Non di quelle checche piccolo borghesi d’oggi, che ostentano e rivendicano senza ritegno. No, lui viveva la sua diversità con dolore e consapevolezza, oggi si schermirebbe il volto a sentir parlare di matrimonio e adozione. Era un uomo buono e riservato, un nobile cavaliere con la voce dolce e gli occhi azzurri. Aveva una genialità discreta, tutta al servizio della sua professione, mai esibita. Un pozzo di conoscenze nel suo settore, un’enciclopedia ambulante. I soldi non li ha mai fatti, era troppo rigoroso, anche se una volta ci aveva provato, ti lascio immaginare con che esiti. A volte spariva per dei mesi, si ritirava sui monti, in una sua baracca senza corrente, a restaurare antichità. Ma non credo sia ancora lì ora, dev’essere morto. Probabilmente non ha retto ai cambiamenti. Ho una sua foto:

Saluti, Tuo Eglamore

PS: tu mi parli sempre di fantasia, ma ci tengo a precisare che le mie informazioni provengono sempre da fonti di prima mano verificate. La genesi di Simple Twist of Fate me l’ha rivelata Oscar Brand in persona.

 

Ciao Eglamore, sono d'accordo con te, quelle specie di scimmie danzanti vestite dalla Caritas (chissà cosa direbbe Desmond Morris, zoologo famoso per avere studiato a lungo le scimmie. Il suo libro, "The Naked Ape", è davvero divertente, sconvolgente e al tempo stesso rigorosamente scientifico. Morris parla dell'uomo come di un derivato dalla scimmia, unico, tra le centonovantatré specie di scimmie, a essere sprovvisto di peli. Nudo, appunto, praticamente una scimmia in crisi di identità che segue nella vita sessuale e sociale i modelli di comportamento fissati dai suoi antenati scimmioni cacciatori) suonavano davvero falsi, tutto l'ambaradan (sarebbe però più giusto dire Amba Aradam, un massiccio dell'Etiopia presso cui, nel 1936, avvenne una cruenta battaglia tra italiani e abissini, seguita da una strage di civili da parte delle forze italiane) sembra costruito apposta per le riprese, quasi un set cinematografico alquanto deprimente!

Per Gabriello inutili sono i tuoi lai, il mondo è pieno di gente come lui, che un pò per comodo ed un pò per necessità, vivono cercando di trarre qualche vantaggio dagli altri, sfruttatori di piccolo cabotaggio, fastidiosi a volte ma innocui. L'idea di cambiare cognome da Spaccalavacca a Spaccalobue mi è sembrata geniale! Mi spiace per la spaziatura della sua poesia ma non è stata una cosa voluta, comunque ho rimediato correggendola. Mi spiace di non aver identificato l'antiquario inglese omosex nonostante la foto allegata, pazienza, forse mi dirai chi è alla prossima occasione.

Naturalmente credo alla storia della Pivano e di Oscar Brand, ma a volte cerco di arrampicarmi sui vetri pur di contestarti!!!!!

Live long and prosper, the very learned Mr.Tambourine, :o)

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Bergamo: dal 4 al 19 Marzo, mostra "I mondi di Bob Dylan"                    clicca qui

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Bob Dylan un menestrello: 1, 10, 100 molte vite                                        clicca qui

 

 
Sabato 4 Marzo 2017

Talkin' 10049 - dinve56

Oggetto: Universo Dylan

Buongiorno Mr. Tambourine,
con la tua risposta mi hai reso meno oscuri gli anni della "terza età": se dovrò conoscere a fondo tutte le opere che, con la nota competenza e professionalità, mi consigli, non mi annoierò e avrò di che occupare, molto proficuamente, il tempo. Prendo buona nota e comincio a cercare almeno i testi che mi sottolinei come essenziali a contestualizzare l'opera dylaniana nell'America del nostro tempo. Sulla mia ricerca, accetto i consigli, e ti dò ragione: essa è fattibile solo per alcuni testi, verso i quali la prima suggestione è musicale e, nel caso di "Oh Sister" e "Simple Twist of Fate", la suggestione viene dalla armonica più che dalla chitarra o, meglio, dall'armonica con il violino. A questo proposito ho visto, sempre sul sito, una interessante spiegazione dell'armonica e delle sue varianti. Complimentissimi per l'ottimo livello del sito. Colgo l'occasione per dire che il duo Dylan-Rivera è, secondo me, musicalmente più omogeneo del duo Dylan-Baez e si colloca allo stesso livello del duo Dylan-Petty in "Knockin' on Heaven's Door"...speriamo che sia scritto giusto! Sto lavorando a "Simple Twist of Fate"; ho visto sul sito che ci sono più varianti ma, ad oggi, non conosciamo la scelta definitiva dell'Autore. Mi baso sul testo che mi hai fornito in inglese e in traduzione. Grazie. Lunga vita. Ma ...Bob viene o no in Italia? Carla.

Cara Carla, non lamentiamoci si siamo entrati nella "terza età", siamo stati fortunati, ricordo tantissimi amici e coetanei che non hanno avuto la mia stessa fortuna per poter essere ancora qui a gioire per il sole che splende e scalda l'anima o smoccolare per la pioggia incessante che la rende triste e pensierosa. Leggere è un modo bellissimo di passare in pace e tranquillità una parte della vita, specialmente se si è passata l'età delle "stupidate" enon si ha più la voglia di andar in giro a zonzo come si era soliti fare da giovani, se poi si legge per apprendere è meglio ancora, perchè il sapere è una di quelle cose che appagano la mente. Io non riesco a fare un paragone fra Dylan-Rivera, Dylan-Baez e Dylan-Petty, ogni coppia è una realtà completamente diversa, sia come contenuti sia come epoca, Joan accompagna Bob e lo fa conoscere al popolo del Folk negli anni '60, Scarlet arriva un decennio dopo e recita una parte importante ma che non lascierà tracce indimenticabili, fu soltanto (anche se non è poco) la violinista di "Desire" e della "Rolling Thunder Revue". Tom Petty & The Heartbreakers hanno lasciato un ricordo indimenticabile nella saga dylaniana con il "True confession tour", iniziato con due concerti in Nuova Zelanda e tredici concerti in Australia prima di quattro concerti in Giappone. Sia Dylan che Petty si presero una pausa dopo questo tour prima di tornare al via a giugno per un giro di quarantuno date negli Stati Uniti e Canada. Durante il tour Bob con Tom e gli Heartbreakers, formati da Mike Campbell (guitar), Benmont Tench (keyboards), Howie Epstein (bass & slide guitar), Stan Lynch (drums) e con il notevole apporto per il backing vocals delle "TheQueens Of Rhythm" Debra Byrd, Queen Esther Marrow, Madelyn Quebec ed Elisecia Wright, si esibì per due concerti allo Stadio RFK in Washington, DC, tre concerti al leggendario Madison Square Garden a New York e due concerti al The Spectrum a Filadelfia. Il tour si concluse il 6 agosto a Paso Robles, California. La coppia si ritrovò l'anno successivo per il "Temples in Flames Tour", che parti il 5 Settembre in Israele e si concluse il 17 Ottobre 1987 a Londra alla Wembley Arena dopo trenta concerti che avevano toccato Israele, quasi tutta l'Europa e l'Inghilterra. Per questo favoloso Tour si unì al cast anche Roger McGuinn, il fondatore dei mitici Byrds, che aveva due set durante lo show, uno come solista per aprire lo spettacolo e uno con Tom Petty e gli Heartbreakers che lo supportavano eseguendo le più belle canzoni dei Byrds. Dal True Confession Tour fu tratto il lungometraggio "Hard to Handle" filmato a Sidney in Australia il 24 e 24 Febbraio 1986. Senz'ombra di dubbio Tom Petty & The Heartbreakers sono stati, a mio avviso, la miglior backing band che Dylan abbia mai avuto. La collaborazione fra i due finì perchè Dylan si era messo in testa che la gente venisse ai concerti per sentire Tom Petty con i suoi invece che lui. Tutte e tre le accoppiate sono state protagoniste di momenti leggendari e difficilmente paragonabili fra loro.

"Simple "Twist Of Fate" è ancora oggi una canzone "work in progress", il cui testo non è ancora derfinitivo perchè Bob, ogni volta che la suona inserisce un paio di strofe nuove al posto delle vecchie, nessuno ha mai potuto contare o annotare quante versioni esistono di questa canzone.

Spero che quest'inverno il Tour venga in Europa, e se ciò avverrà l'Italia dovrebbe essere senz'altro della partita.

Live long and propser, Mr.Tambourine, :o)     

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Talkin' 10048 - rudysalvagnini

Oggetto: Libri su Bob Dylan

Ciao Mr. Tambourine,
mi permetto di segnalare, riguardo alla lettera di Carla, il fondamentale "Song and Dance Man - The Art of Bob Dylan" di Michael Gray, che è forse il libro che è andato più a fondo nell'analisi dell'opera di Bob Dylan. Il libro ha avuto diverse edizioni nel corso degli anni e ogni volta si è arricchito diventando alla fine un tomo di dimensioni ragguardevoli. Certo, è in inglese. Gray è considerato forse la massima autorità dylaniana e ha anche scritto un'importante "Encyclopedia of Bob Dylan". Un altro testo importante riguardo all'analisi, sempre in inglese, ahimé, è "Visions of Sin" di Christopher Ricks, illustre cattedratico britannico, che ha anche curato una colossale edizione dei testi di Dylan, "The Lyrics", contenente - e questo è interessante - le variazioni ai testi apportate negli outtakes e nelle versioni dal vivo (solo quelle in qualche modo uscite su disco, però). Interessante, anche se minore, è anche il libro "Alias Bob Dylan" di Stephen Scobie, anch'esso di analisi dei testi. Altro libro utile sempre per l'analisi dei testi è "The Bible in the Lyrics of Bob Dylan" di Bert Cartwright, dettagliato e illuminante nell'individuare e spiegare i molteplici riferimenti biblici nell'opera di Dylan. Sono tutti libri in inglese, ma bisogna anche dire che per comprendere davvero Bob Dylan un po' di inglese è bene saperlo. Per quanto mi riguarda, da ragazzo, una spinta decisiva all'approfondimento dell' inglese mi è venuta proprio dalla scoperta di Bob Dylan.
Alla prossima e sempre complimenti per Maggie's Farm!
Rudy Salvagnini


Grazie per i preziosi siggerimenti, io non li ho citati proprio perchè sono in inglese, e se uno non è perfetytamente padrone della lingua è impossibilitato a leggerli. Certamente coloro che conoscono bene l'inglese ti saranni grati per i tuoi consigli da espero dylaniano. A chi non l'ha ancora letto consiglio il tuo libro del 2009

 "Il Cinema di Bob Dylan", Le Mani Editrice.

Se volete sapere tutto quello che c’era alle spalle di “The Madhouse on Castle Street”, il film perduto di Bob Dylan, cosa c’era alle spalle di Don’t Look Back, di Eat The Document, di Renaldo & Clara, di Pat Garrett & Billy The Kid, dietro a The Last Waltz, Hearts of Fire, Masked and Anonymous, No Direction Home? Queste possono essere alcune delle domande che vi siete fatti a che a volte vi fate? Per le risposte c’è una cosa sola da fare, venire in possesso del libro di Rudy Salvagnini “Il cinema di Bob Dylan” e senza fatica verrete a sapere tutto. Perchè la fatica l’ha già fatta il buon Rudy quando ha deciso di scrivere questo libro, cosa che lo ha costretto a ricerche accurate ed approfondite. Si, perchè in questo libro non si parla del Bob Dylan autore di canzoni, del Dylan performer o del Dylan musicista, ma esclusivamente del Dylan in rapporto ai suoi quasi sempre sbilenchi approcci con il cinema, arte nella quale il nostro Bob non si è mai trovato a proprio agio. Qui sono analizzate cause, retroscena, motivazioni, e tutto quanto ha riguardato Dylan e la sua partecipazione a tutte queste pellicole, alcune buone, alcune terribili, alcune inguardabili. Ricco di aneddoti frutto di un’accurata ricerca, il libro ti cattura e non ti molla più, difficile staccarsi dopo averne iniziato la lettura che ci fa scoprire un Dylan che non conoscevamo, un lato di Bob poco analizzato e poco discusso, un Dylan al quale non siamo abituati a pensare, un Dylan che più di una volta ha dovuto assaporare il sapore della sconfitta artistica alle prese con la settima arte.
Qualche tempo fa passavo davanti ad una libreria e curiosando in vetrina ho visto il libro di Rudy che mi ha incuriosìto immediatamente. Mi chiesi: “Cosa posso sapere di questo lato poco noto della carriera di Bob?” – “Ben poco” fu la risposta che fui costretto a darmi, quindi mi rimaneva solamente una cosa da fare, entrare nella libreria ed uscirne con il libro, tornare a casa e mettermi a leggerlo con tanta curiosità. Si, perche, anche se gestisco la Fattoria, nemmeno io posso sapere tutto su Bob, anzi, alcuni anni fa ero uno di quei tanti che saltuariamente o tutti i giorni dedicano un pò del loro tempo a consultare il sito, desiderosi sempre di sapere sempre qualcosa in più su Bob. Anch’io, leggendo il libro di Rudy, ho scoperto un sacco di curiosità e di cose che non sapevo affatto sul conto di Bob. Non sono ancora riuscito a memorizzarle tutte perchè sono tante, ma pian piano, magari con una rilettura più accurata e tranquilla, migliorerò la mia conoscenza in questo settore che Dylan non frequenta abitualmente.
Un libro dunque indispensabile per cercare in qualche modo di chiudere il cerchio di Bob, libro senza il quale, il cerchio rimane aperto. Quindi, se mi permettete di darvi un consiglio, la soluzione è una sola, procuratevi il libro di Rudy e leggetelo, vi garantisco che sarete veramente soddisfatti dalla lettura, semplice no? ( Se non lo trovate in libreria potete acquistarlo online a questo indirizzo:
clicca qui )
Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Venerdì 3 Marzo 2017

Talkin' 10047 - paulclayton

Erudito Tamburino,
non sono nickname, si chiama proprio Gabriello (Spezzalobue) ed è un mio vicino di casa scansafatiche; Paul Clayton, che, come la Martulli, è anch’esso nostro vicino di casa, è invece un antiquario inglese che non vediamo più dal 1967 e quindi usiamo tutti la sua connessione.
Ma oggi mi voglio rivolgere direttamente a Carla per spiegarle la poesia-canzone “Un semplice scherzo del destino”.
Carla, per accorciare i tempi, ho pensato di farti una parafrasi dei versi per provare a penetrare l’impenetrabilità delle vicende umane di Bob e Sara.

Bobby sta attraversando il parco, in mano ha un mazzolino di fiori raccolti direttamente da un’aiuola per risparmiare, ha un appuntamento galante ma non ricorda più bene se con Joan Baez, Scarlet Rivera o Ronee Blakley. Cerca di ricordare, è immerso nei suoi pensieri e, scherzo del destino, incontra Sara, radiosa per quel mazzolino di fiori. A lui si gela il sangue, maledice quella casualità e si siede con lei su una panchina. “Ma stasera non dovevi andare a quella performance di Ginsberg?” dice lei; “Certo, ma poi ho pensato a te e non ho resistito”, “Senti Bob, ripartiamo da capo, facciamo come ai vecchi tempi: andiamo in un hotel” Bob pensò: ”Beh, sempre di una seratina interessante si tratta” e rispose: “Sì, ma non qui, costano troppo. Andiamo in un motel di periferia”. Così cominciarono a camminare, diretti verso una squallida stamberga che Bob usava per le sue scappatelle extraconiugali. Il solito negro cieco, che poi non era cieco davvero, fece l’occhiolino a Bob e Bob gli fece gli occhiacci per azzittirlo. Si divertirono, poi Bob si girò e si mise a ronfare, allora Sara si alzò a fumare e trovò, scherzo del destino, tre biglietti d’amore identici, uno per Joan, uno per Scarlet e uno per Ronee. Furiosa si rivestì “Questo è troppo! Ma proprio io dovevo sposare un cialtrone così? Che brutto scherzo che mi ha tirato il destino” uscì e, impietosita per il povero cieco, gli buttò una monetina. Dopo otto ore Bob si svegliò soddisfatto, ma trovò i bigliettini sul tavolo e fu preso da una rabbia indicibile per quello scherzo del destino. “Ma come è possibile che si voglia mettere in gabbia un grande artista come me!” ringhiava. La voleva menare e andò a cercarla al porto, dove la mandava tutte le mattine a prendere il pesce direttamente dai pescherecci, perché lo facevano pagare meno che in pescheria. A una bancarella comperò un pappagallo giocattolo usato che cantava Fa la lalallalà Fa la lalallalì per regalarlo ai sei o sette figli -non ricordava bene neanche lui- che Sara gli aveva sfornato. Quando al mercato del pesce non la vide capì che questa volta era tutto finito per davvero. Allora cominciò a versare lacrime di coccodrillo “Ma cosa ho fatto? Sara, mio angelo mistico, potrai mai perdonare un essere indegno?” pensando che per rimediare sarebbe stato il caso di dedicarle una canzone del nuovo disco.

Su Tarantula concordo con Carla, è un’opera fondamentale, io mi sono commosso quando ho letto: “la Vita-la Morte & i boscaioli sono in arrivo” anche perché essendo l’ultima frase del libro, la tortura era finita.
Sir Eglamore

PS sarebbe interessante sapere se Miscio eruditissimo condivide questa mia analisi del testo


Ciao Eglamore, piacere di rileggerti, avevo intuito che dietro Paul Clayton e Gabriello (Spezzalobue) ci fossi tu ma non avendone la certezza non potevo sbilanciarmi. La tua è sempre una inesuauriobile gradita fantasia, non saprei dire perchè, ma leggo sempre volentieri quello che scrivi, a volte imparo ed a volte mi diverte soltanto. Però dovresti essere più preciso quando inventi, l’amico Paul Clayton che tu e Martina non vedete più dal lontano 1967, in quegli anni non avrebbe mai potuto avere una connessione ad Internet. La data di nascita del World Wide Web viene comunemente indicata nel 6 agosto 1991, giorno in cui l'informatico inglese Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web dando così vita al fenomeno "WWW" (detto anche "della tripla W").

L'idea del World Wide Web era nata due anni prima, nel 1989, presso il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire) di Ginevra, il più importante laboratorio di fisica europeo. Il ricercatore inglese fu colpito da come alcuni colleghi italiani usavano trasmettere informazioni tramite linea telefonica da un piano all'altro dell'istituto visualizzando informazioni tramite video. Dopo i primi anni in cui era stato usato solo dalla comunità scientifica, il 30 aprile 1993 il CERN decise di mettere il WWW a disposizione del pubblico rinunciando ad ogni diritto d'autore.

L'origine di Internet risale agli anni sessanta, su iniziativa degli Stati Uniti, che misero a punto durante la guerra fredda un nuovo sistema di difesa e di controspionaggio.
La prima pubblicazione scientifica in cui si teorizza una rete di computer mondiale ad accesso pubblico è On-line man computer communication dell'agosto 1962, pubblicazione scientifica degli statunitensi Joseph C.R. Licklider e Welden E. Clark. Nella pubblicazione Licklider e Clark, ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology), danno anche un nome alla rete da loro teorizzata: "Intergalactic Computer Network".

Prima che tutto ciò cominci a diventare una realtà pubblica occorrerà attendere il 1991 quando il governo degli Stati Uniti d'America emana la High performance computing act, la legge con cui per la prima volta viene prevista la possibilità di ampliare, per opera dell'iniziativa privata e con finalità di sfruttamento commerciale, una rete Internet fino a quel momento rete di computer mondiale di proprietà statale e destinata al mondo scientifico. Questo sfruttamento commerciale viene subito messo in atto anche dagli altri Paesi.
Il progenitore e precursore della rete Internet è considerato il progetto ARPANET, finanziato dalla Defence Advanced Research Projects Agency (inglese: DARPA, Agenzia per i Progetti di ricerca avanzata per la Difesa).
In una nota del 25 aprile 1963, Licklider aveva espresso l'intenzione di collegare tutti i computer e i sistemi di time-sharing in una rete continentale. Avendo lasciato l'ARPA per un posto all'IBM l'anno seguente, furono i suoi successori che si dedicarono al progetto ARPANET.
La rete venne fisicamente costruita nel 1969 collegando quattro nodi: l'Università della California di Los Angeles, l'SRI di Stanford, l'Università della California di Santa Barbara, e l'Università dello Utah. L'ampiezza di banda era di 50 kbps. La super-rete dei giorni nostri è risultata dall'estensione di questa prima rete, creata sotto il nome di ARPANET.
Il servizio di posta elettronica fu inventata da Ray Tomlinson della BBN nel 1971, derivando il programma da altri due: il SENDMSG per messaggi interni e CPYNET, un programma per il trasferimento dei file.
L'Italia fu il terzo Paese in Europa a connettersi in rete, dopo Norvegia e Inghilterra, grazie ai finanziamenti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La connessione avvenne dall'Università di Pisa, dove era presente un gruppo di ricerca fra i più avanzati in Europa. Alcuni dei componenti del gruppo avevano lavorato a contatto con quelli che poi sarebbero stati considerati i padri di Internet, Robert Kahn e Vinton Cerf. Fu proprio Kahn a convincere i suoi superiori a finanziare l'acquisto delle tecnologie necessarie (Butterfly Gateway) per il gruppo di Pisa. Il collegamento avvenne il 30 aprile 1986, alle 18 circa.
Il primo browser con caratteristiche simili a quelle attuali, il Mosaic, venne realizzato nel 1993. Esso rivoluzionò profondamente il modo di effettuare le ricerche e di comunicare in rete. Nacque così il World Wide Web. In particolare, il 6 agosto 1991 Berners-Lee pubblicò il primo sito web al mondo, presso il CERN, all'indirizzo http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html.
Nel World Wide Web (WWW), le risorse disponibili sono organizzate secondo un sistema di librerie, o pagine, a cui si può accedere utilizzando appositi programmi detti web browser con cui è possibile navigare visualizzando file, testi, ipertesti, suoni, immagini, animazioni, filmati.
Il 30 aprile 1993 il CERN, l'istituzione europea dove nasce il World Wide Web, decide di rendere pubblica la tecnologia alla base del World Wide Web in modo che sia liberamente implementabile da chiunque. Detto questo a beneficio di chi potrebbe avere questa curiosità, è scienticamente provato che hai raccontato una inesattezza temporale su Paul Clayton, ma va bene lo stesso, tutte le opere di fantasia rientrano nel concetto di arte, e in questo modo giudico la tua “storiella imprecisa” e la accetto.
Bellissima la spiegazione della nascita di “Simple Twist Of Fate”, ma ripeto, con la fantasia sei un vero drago.

Spero che Miscio legga questa tua ultima e voglia esaudire i tuoi desiderata. Live long and prosper, M.Tambourine, :o)

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Talkin' 10046 - dinve56

Buongiorno Mr.Tambourine,
grazie delle notizie sulla "Rolling..."; sei sempre documentatissimo e non temere di dire stupidaggini, che per altro non mi sembra un'attività che tu svolga d'abitudine, anzi, essendo sempre, nel rispondere, molto scrupoloso. Aggiungo di allontanare questa preoccupazione quando rispondi a me che sono una neofita di Dylan, avendolo ascoltato, come molti miei coetanei, quaranta anni fa ed avendolo riscoperto dopo l'assegnazione del Nobel. La digressione sulle grane matrimoniali del nostro è ispirata da un'indignazione che mi sento di condividere, perchè spesso chi giudica e trancia sentenze sugli altri non è privo di colpe. La frase di Gesù "chi è senza peccato scagli la prima pietra", riferita ai lapidatori dell'adultera, dovremmo ricordarcela tutti più spesso. E' sempre facile vedere il bruscolino negli occhi degli altri e non la trave nei propri, ma...così va il mondo. Va detto che gli anni sessanta e settanta furono caratterizzati da un grande cambiamento di costume, ma, come sempre, non è facile trovare nuove regole. Le vecchie regole, l'hai detto anche tu, prevedevano un copione fisso: l'uomo libero, la donna fedele. Da quando non è più così è, spesso, il caos, perchè l'etica della responsabilità è ardua, molto di più dell'etica dell'ipocrisia, che, però, premia sempre i più forti economicamente e socialmente. Lasciami ancora dire che Dylan ha dato un contributo notevole a sollevare il casto velo che avvolgeva, da secoli, la sensualità femminile. Alcuni passi di "Tarantula" fanno arrossire per la poetica crudezza del linguaggio. Il vaso di Pandora l'ha un po' aperto lui e, forse, non è stato sempre facile gestirlo. Scherzando dico che avere tante mogli è avere tante grane... la "sana" monogamia del tempo che fu semplificava la vita. Anch'io mi son lasciata prendere dalla tastiera, ma, per me, non è tempo sprecato, anzi! è grande arricchimento. Lunga vita. Carla.

:o), ciao, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10045 - carmodari

Ciao a tutti e specialmente a Mr.Tambourine,
mi vien da ridere quando leggo della “genialità” di Bruce Springsteen e Paul McCartney che fanno salire sul palco delle ragazze del pubblico a cantare con loro.
Forse i due non si ricordano che Dylan ha fatto questa cosa con una ragazza svizzera di Berna di nome Liz Souissi lasciandole cantare assieme a lui The Times They are a Changin'. Giusto per dare a Cesare quello che è di Cesare.......!
Ti allego il link del video.
CarlaMaria Rodari

The Times They Are A-Changin' - Eindhoven, Olanda - February 17, 1993

 

Grazie per l'interessantissima segnalazione CarlaMaria, qui sotto potrai vedere altri momenti datati 1996 dove sul palco con Bob regna il caos più totale con la gente che sale sul palco e balla!

It Ain't Me Babe - Dubuque, Iowa - November 12, 1996

 

BOB DYLAN 1996 11 12 Dubuque, Iowa, USA (Full Concert)

 

Live long and propser, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Giovedì 2 Marzo 2017

Talkin' 10044 - dinve56

Oggetto: Oh Sister - Simple Twist of Fate

Buongiorno Mr. Tambourine,
in attesa di sapere se Dylan verrà in Italia prima che diventiamo decrepiti, ti pongo una questione generale sull'opera del nostro, che tu conosci in termini esaurienti e cioè : esiste un'edizione delle poesie-canzoni di Dylan commentate sia dal punto di vista filologico (segnalazione delle varianti al testo) che dal punto di vista formale e tematico? Mi sembra che i due testi in oggetto abbiano i caratteri strutturali, linguistici e tematici propri del testo poetico: sono strutturati in strofe (4 il primo testo, 6 il secondo), presentano un linguaggio artisticamente studiato e temi non banali. Mi soffermo, per ora, sul primo testo in cui Dylan si rivolge ad una "sorella", cioè ad una donna che viene presentata come figura del tutto paritaria all'uomo; l'Autore dice infatti, nella seconda strofa, "non è il nostro scopo lo stesso su questa terra/amare e seguire la sua direzione?", riferendosi al Padre della prima strofa. E' una donna a cui il poeta non chiede nulla di eccezionale, ma semplicemente di accoglierlo e farlo riposare e non voltargli le spalle. Non è la donna salvifica, non è la donna che seduce, è la donna compagna dell'uomo nel creato. L'ultima strofa schiude un'immagine, per me, di poesia pura:" il tempo è un oceano ma finisce sulla riva". Il tempo è ampio, profondo, maestoso, inconoscibile come il respiro immenso dell'oceano, così lontano dall'immaginario dei popoli mediterranei, e pure "termina" sulla spiaggia, che diventa così il simbolo della finitezza del tempo umano. L'ultimo verso "potresti non rivedermi domani" suona inaspettato, quasi un "fulmen in clausola". E' una bella esperienza parlare di un poeta che vive, che ispira anche i sindaci a cantare le sue canzoni, che ha avuto ed ha una vita tumultuosa che, però, non deve condizionare troppo l'analisi della sua opera. Anche i poeti morti da secoli hanno avuto vite poco tranquille... ci hanno pensato i manuali scolastici a "censurarle" per renderle innocue e fruibili da giovani che la scuola deve educare. Lunga vita. Alla prossima. Carla.

Ciao Carla, che io sappia non esistono saggi o libri di commenti nello stile che tu dici. Esistono centinaia di libri, naturalmente la maggior parte sono in inglese, ma penso che tutti o trattano dei testi a livello di cronaca, senza analisi sul significato, senza commenti morali, senza approfondire la storia o discuterla o analizzarla, senza mirar la dottrina che s'asconde sotto 'l velame de li versi strani, cioè senza cercare il significato nascosto fra le righe che a volte sembrano incoerenti. Ci sono bellissimi saggi, specie quelli del Prof. Alessandro Carrera, tipo "Parole nel vento" che raccoglie i migliori saggi su Bob Dylan, ma sul Dylan artista in senso filosofico, non è un'analisi dei testi ma del personaggio inserito in un momdo che lui vede con occhi diversi dai nostri. Poi, sempre di Carrera, c'è "La voce di Bob Dylan - Una spiegazione dell'America", nel quale restituisce una biografia del cantante e musicista di sapore prettamente intellettuale (Ogni anno, a più di settant'anni d’età, Dylan percorre l'America e il mondo con cento e più concerti. Se la sua voce sembra ormai uscire da una caverna, la sua scrittura si è fatta sempre più obliqua e sofisticata, e le sue allegorie dell'America sono ancora senza paragoni. È l'unico veterano degli anni Sessanta che può permettersi di eseguire soprattutto le sue canzoni più recenti, lasciando poco spazio ai successi di una volta. Sempre impenetrabile, distaccato, apparentemente disinteressato a tutto ciò che non gli ricordi il perduto mondo del blues, del folk e della musica di un tempo, appare fermamente convinto, ed è quasi una bestemmia nell'era dei social media, che il mondo debba giudicare le sue canzoni e non lui, e che a nessuno debba importare che cosa pensa e che cosa fa quando non è sul palco a cantare. Ma, come Dylan batte le strade d'America, così i tentacoli dell'America si insinuano nella sua opera, vanno a dar forma alle sue canzoni, alle interviste dove a volte i giornalisti gli strappano una frase illuminante e mai risolutiva, alla sua costante ricerca di una "giustizia" biblica, giudaica e cristiana, americana e insieme critica dell'America. Strutturato come una minima enciclopedia di diciassette voci - Democrazia, Religione, Uguaglianza, ma anche Fans, Blues, Concerti -, questo libro scava nel complesso rapporto che lega Bob Dylan alla sua terra, raggiungendo gli strati più profondi, finora mai portati alla luce, della mistica dylaniana).

Puoi leggere "Una vita con Bob Dylan" di Riccardo Bertoncelli, che ha incontrato Dylan da adolescente, sciupando a furia di ascolti Bringing It All Back Home e Highway 61 e subendo l'uno-due di Just Like A Woman/I Want You (k.o. tecnico). Da allora non lo ha più lasciato, viaggiando con lui sull'ottovolante: stupito da Nashville Skyline, colpito e affondato da Self Portrait, in estasi per Planet Waves e Blood On The Tracks, indignato per Desire e via così, fino a Tempest (il miglior disco da molto tempo in qua) e al dittico sinatriano, su cui amorevolmente si astiene. Ha scritto da ventenne l'introduzione alla Biografia di Scaduto, ha curato l'edizione italiana del libro culto di Robert Shelton, recensito in diretta buona parte degli album dai '70 a oggi e inventato perfino una intervista impossibile a un Dylan assassino. Da giovane ha dato alle stampe un paio di bootleg di cui sostiene di ricordare poco (reato prescritto). È fermamente convinto che Bobby sia un mediocre pittore, che Renaldo & Clara sia un cinecrimine e Infidels invece un grande disco.

 Poi leggere i due libri di Michele Murino (sempre che riesca ancora a trovarli) "Bob Dylan percorsi" e "Bob Dylan percorsi Vol.2 Dylan and Friends.

 Puoi leggere "Un sentiero verso le stelle. Sulla strada con Bob Dylan" di Paolo Vites, libro che non è l'ennesima biografia, né tantomeno l'ennesimo saggio critico su quello che si può definire il più importante autore di canzoni rock del ventesimo secolo. È un diario, una sorta di romanzo rock in cui l'autore racconta quasi trent'anni di concerti di Bob Dylan a cui ha assistito. Non solo: anche incontri nel backstage con Dylan stesso, interviste esclusive con i suoi musicisti, i fan, le groupie: immagini di un mondo che sta scomparendo, quello del grande rock che ha segnato gli ultimi decenni della cultura popolare. Con interventi esclusivi di Steve Wynn, Eric Andersen ed Elliott Murphy.

 Potresti leggere, anzi te lo consiglio, anche l'ottimo "Bob Dylan 1962-2002, 40 anni di canzoni", sempre di Vites, fonte inesauribile di "finezze", perchè l'intento del volume è quello di ripercorrere l'opera discografica di Bob Dylan, perché ciò significa compiere un viaggio attraverso la storia dell'America, dai primi anni Sessanta fino ai giorni nostri. Il libro analizza uno per uno tutti i suoi album in studio, raccontandone la genesi attraverso una documentazione storica rigorosa, aneddoti e testimonianze dei diretti protagonisti. La presenza all'interno del libro di un'appendice che seleziona, su circa duemila documenti sonori, i cento migliori concerti di Bob Dylan contribuisce a fornire un ritratto completo dell'artista, che spesso ha dimostrato di trovarsi a suo agio su un palco piuttosto che in una sala d'incisione.

Ti consiglierei anche "Bob Dylan. Scritti 1968-2010" di Greil Marcus, una essenziale e inedita raccolta di scritti che prende avvio con l'immagine di una voce incontrollata che si diffonde a Berkeley nella metà degli anni Sessanta per terminare nella notte delle elezioni nel 2008 a Minneapolis. Nel primo caso, una piccola folla trattiene il respiro di fronte a un uomo che dice di chiamarsi Bob Dylan che si esibisce all'interno di una scatola di legno; nell'altro, Dylan si presenta per la prima volta alla sua vecchia alma mater, l'Università del Minnesota, e, nella notte in cui la nazione vota per il cambiamento, investe di un nuovo significato le canzoni che si è portato dietro per quasi mezzo secolo. Greil Marcus, celebre in tutto il mondo per i suoi" Mystery Train", "Tracce di rossetto" e "The Old","Weird America", ha seguito il lavoro e la vita di Bob Dylan con l'intensità di un fan e la perseveranza di un detective. Alle approfondite e appassionanti indagini sulle storie ingarbugliate della vecchia musica americana si alternano in questa godibilissima narrazione stringati commenti - venticinque, cinquanta parole su dischi, libri, concerti, pubblicità radiofoniche. Prefazione di Riccardo Bertoncelli.

Sono tutti libri "da avere", ricchi di preziosità e primizie su Dylan, libri che sicuramente ti arricchiranno cercando di spiegarti (purtroppo con occhi di altri) come vede e giudica le cose Bob.
Ma per quello che chiedi tu credo proprio che sia un lavoro che dovrai fare da sola, lavoro massacrante ed impossibile, analizzare le vastità della produzione dylaniana è come partire per  la Nona Crociata, sei certa di partire ma non di ritornare! Il mio consiglio è di leggere i libri che ti ho elencato sopra, poi, per l'analisi approfondita in senso filologico, formale e tematico credo che tu debba affrontare le cose man mano che ti si presentano le occasioni, senza perdere tempo per cose o canzoni che magari non ti colpiscono a fondo. Prendi e analizza, scava fino al fondo, interpreta con la tua mente senza farti condizionare dalle opinioni degli altri, qualche volta potrai sbagliare ma qualche volta potresti anche essere l'unica a vedere "la luce". Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)


 

 
Mercoledì 1 Marzo 2017

Talkin' 10043 - dinve56

Oggetto: Un semplice scherzo del destino

Buongiorno Mr.Tambourine,
i grazie non sono mai abbastanza per le tue risposte esaurienti e ricche di riflessioni. Sto leggendo le parole di questo testo ampio e certamente più complesso, sia dal punto di vista tematico che da quello linguistico, del testo di "Oh sister". Ho imparato, in questa mia ri-scoperta di Dylan che fu l' accompagnamento musicale di tanti momenti giovanili felici e spensierati, a lasciare che le parole e la musica penetrino nel cuore e nel cervello, senza fretta... bisogna darsi tempo con i poeti perchè il loro linguaggio non è comune e non può essere colto pienamente se non si ha la pazienza di ascoltare. Tu hai detto molto ma, giustamente, cogli il limite impenetrabile delle vicende umane di Bob e Sara, il cui amore vive oggi nei loro figli e nipoti, perchè in questo mondo nulla è mai perduto per sempre.Quando avrò colto uno dei tanti possibili significati della poesia-canzone "un semplice scherzo del destino", proverò a condividerlo con voi. Per ora mi sento di dire che nella musica e nelle parole della "Rolling Thunder Revue" colgo dolore ed anche, non so perchè, rabbia. Alla prossima. Lunga vita. Carla.

Cara Carla, se rispondo è perchè Voi mi scrivete sempre con saggezza e simpatia. Io cerco sempre di dare il mio meglio, ma anch'io ho i miei limiti di conoscenza delle cose dylaniane. Spero sempre di non dire grosse stupidaggini per evitare che qualcuno mi possa bacchettare, però ogni tanto è capitato e capiterà ancora, ma pazienza, fa parte del gioco, è come quando si è voluta la bicicletta e di conseguenza devi metterti a pedalare, io ho accettato di continuare a portare avanti Maggie's Farm nove anni fa e da allora non ho più smesso di pedalare. Scherzi a parte, è bello il modo col quale affronti il lavoro di Bob e le sue motivazioni, i significati più o meno palesi delle sue parole, il senso della vita che c'è nel suo spirito, le tematiche diverse che compongono la sua variegata personalità artistica. Credo sia la partenza col classico "piede giusto", anche se questo richiede un maggior impegno mentale, perchè le prime osservazioni vanno approfondite con calma, rielaborate per cogliere il vero senso delle cose.

La "Rolling Thunder Revue" fu una cosa più unica che rara, si svolse fra l'autunno del 1975 e la tarda primavera dell'anno successivo da un gruppo di musicisti capeggiati da Bob Dylan e riuniti in carovana itinerante attraverso gli Stati Uniti per un totale di 57 concerti, in un clima oscillante fra il vaudeville ed il burlesque che accompagnava i concerti. Lo stesso Dylan spesso si esibiva indossando vistosi cappelli a larghe tese sormontati da composizioni floreali o multicolorate bandane acconciate a mo' di copricapo ebraico e con il volto tinto di biacca alla maniera dei clown del circo. Nonostante il fasto scenografico montato intorno allo spettacolo, l'esito strettamente musicale degli show fu spesso oggetto di critiche poiché la resa sonora e l'affiatamento stesso degli artisti era ostacolata sicuramente dall'affollamento di musicisti che si trovavano sul palcoscenico, spesso in teatri angusti, a suonare tutti insieme contemporaneamente.
Tra i cantanti e strumentisti che presero parte alla tournée (alla partenza della carovana l'organico complessivo della Revue ammontava a una settantina di persone) vi erano Joan Baez, Roger McGuinn, Ramblin' Jack Elliott, Kinky Friedman e Bob Neuwirth. Neuwirth si occupò di reclutare i musicisti necessari ad accompagnare le esibizioni degli artisti in cartellone: T-Bone Burnett, Mick Ronson e il polistrumentista David Mansfield. Dai sessionman di registrazione di Desire vennero acquisiti la violinista Scarlet Rivera, il bassista Rob Stoner ed il batterista Howie Wyeth.
La serie di concerti della Rolling Thunder Revue è stata ampiamente documentata attraverso film, registrazioni audio e stampe iconografiche. In particolare sono stati realizzati due libri e altrettanti album discografici - Hard Rain e The Bootleg Series Vol. 5: Bob Dylan Live 1975, The Rolling Thunder Revue - oltre ad uno special per la televisione ed un film, Renaldo and Clara. Ma la cosa che risultava evidentissima non era la volontà di Bob di far sentire la sua musica, ma la sua rabbia, generata dal fatto che il suo matrimonio con Sara era naufragato, molto per colpa sua e delle sue varie amanti, poco per colpa di lei. Se si ascolta Idiot Wind vengono i brividi nel sentire il livore di Bob nello sputare letteralmente in faccia le parole a colei che in un certo senso non avevo voluto più stare al gioco della moglie tradita ma fedele. Ma queste son cose che capitano spesso e volentieri, forse anche per una naturale questione numerica, è noto che in natura le femmine sono setto od otto volte più numerose degli uomini (in natura questo serve per assicurare la sopravvivenza di una specie) e noi, che siamo solo e non sempre l'evoluzione migliore del regno animale, se fossimo sempre stati fedeli la terra avrebbe cessato la sua esistenza vitale chissà quanti secoli fa. Dylan è un genio, ma è anche un uomo, ed è per natura obbligato a seguire certi istinti ed esigenze che nessuno può ignorare. E' un pò, scusa il paragone non molto elegante ma purtroppo veritiero, quando la gente mente sapendo di mentire, nessuno va con le prostitute, eppure nelle nostre città ci sono migliaia di peripatetiche e cortigiane, migliaia di travestiti da peripatetiche e cortigiane, e tutti lavorano alla grande realizzando grando guadagni esentasse, allora ci accorgiamo che qualcuno non la racconta giusta. Nessuno ammette di drogarsi, ma lo spaccio nelle nostre città è sotto gli occhi di tutti, a certi livelli lo sballo è un must, altrimenti che soddisfazione ci sarebbe ad essere facoltosi e potersi permettere ogni cosa? Nessuno naviga sul WEB visitando siti porno eppure la metà dei siti in rete sono "dedicati" a queste attività poco etiche. Nessuna donna ammette di tradire il marito, però le coppie si sfaciano dopo poco tempo di convivenza o matrimonio, allora anche in questo caso qualcuno mente. L'uomo, inteso come persona, indipendentemente dal sesso, deriva dalla scimmia, col vantaggio di aver avuto una evoluzione che gli ha permesso di ragionare (non sempre), di parlare (e di dire anche stupidate), e questo rende la cosa ancora più grave. Se, come si sul dire, il Padreterno ci ha creato a sua immagine e somiglianza viene il dubbio che proprio bene non sia messo neanche Lui! Ogni tanto mi chiedo come mai, essendo l'Essere perfettissimo, lascia venire al mondo gente terribile, diavoli umani come Hitler, Stalin, Pol Pot e qui mi fermo nell'elenco dei nomi perchè penso di aver reso l'idea. Ti prego di scusare questa banale disgressione ma ogni tanto la tastiera mi prende la mano! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10042 - paulclayton

Caro Tamburino,
ieri mattina il sole stava sorgendo e io me ne stavo disteso sul letto, coi calzini bucati e la felpa che uso per dormire, ascoltavo Positively 4th Street sul lettore CD a pile delle Winx che mi ha prestato la mia nipotina, perché mi hanno tagliato la corrente, augurando tutto il male possibile a Renzi e ai bastardi che vorrebbero che io lavorassi. Se non ci fosse Dylan a scaldarmi il cuore sarei già assiderato. Pensavo al Nobel e a Triplicate e mi è venuta un poesia spontanea, così di getto. Ve la trascrivo qui, perché io i soldi per un blog tutto mio non li ho. E’ una cosa semplice, mica ai livelli di Miscio, spero non vi dispiaccia e, siccome ho letto che siete tutti molto eruditi, spero che questo non vi impedisca di ascoltare queste mie semplici parole uscite dal cuore. Si intitola:

 I DISPETTI DIVERTENTI CHE FA BOBBI A CHI LO AMA (questo è il titolo).
La poesia dice così (questa non è ancora la poesia però):

Dicono che sei un copione;
Dicono che il Nobel non te lo meriti;
Dicono che sei un furbone di tre cotte e che i tuoi versi non significano niente;
Dicono anche che sei un po’ tirchietto e ti metti i soldi nello stivale;
Dicono che dici che ti piace Trump.
Capriccioso e altezzoso
Caustico e cinico
Dicono che non ti lavi mai;
Dicono che la carne la mangi quasi cruda afferrandola con le unghie sporche;
Dicono che hai fatto un patto con il diavolo.
Burbero e anaffettivo
Dispettoso e anche un po’ sadico.
Non ci credevo,
ma poi ho letto che stai per pubblicare un album triplo di canzoni di Sinatra
“Triplicate” si intitola, tre per tre
che in italiano vuol dire “Vi voglio glassare i maroni”
e ho pensato: “Ma allora è proprio vero!
Sei ‘n gran fijo de ‘na mignotta…
Embé? A noi rancorosi ci piaci così!!!!!”

Gabriello Spezzalobue

Ciao Gabriello Spezzalobue o Paul Clayton, non saprei dire quale dei due sia il nome e l'altro un simpatico nickname, comunque, leggendo la tua poesia, ho capito che non sei assolutamente come ti descrivi nel prologo. Nessuno di noi è "erudito", è solo che ogni tanto ci piace scherzare esagerando coi concetti. Io, la maggior parte delle volte, mi informo in internet sui vari personaggi e poi spaccio il tutto come fosse farina del mio sacco. Sono d'accordo con le tue conclusioni poetiche, a noi Bob ci piace così, anche se prossimamente ci fratturerà gli zebedei con un'altra trentina di cover sinatriane. Ma che abbiam fatto di male.......? Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

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